Nella GDO la proliferazione di contratti quasi identici indebolisce il sistema: senza una visione comune tra imprese e sindacati, il prossimo rinnovo rischia di consegnare al settore un CCNL già superato. L’approfondimento di Mario Sassi

I quattro CCNL (Contratto nazionale del Terziario Distribuzione Servizi – Confcommercio, Contratto nazionale della Distribuzione Moderna Organizzata – Federdistribuzione, CCNL Distribuzione Cooperativa – COOP, CCNL Terziario, Distribuzione e Servizi (TDS) – Confesercenti) scadranno il 31 marzo 2027. Salvo quello della Distribuzione Cooperativa che ha mantenuto nel tempo una sua peculiarità, gli altri tre sono una sostanziale fotocopia di quello principale firmato ab origine da Confcommercio. Però ciascuna organizzazione datoriale è gelosa del proprio CCNL pur non potendo vantare alcuna specificità. È uno strumento importante di proselitismo: chi non ce l’ha, pur avendo una presenza significativa nel terziario di mercato (la stessa Confindustria o Confimprese), rosica.

La presenza di più contratti applicabili nello stesso comparto li neutralizza a vicenda e ne impedisce ogni velleità innovativa. Anzi. Li confina a una deriva comune. A una rincorsa allo “sconto”. Per questo, rinnovato uno, rinnovati tutti, verrebbe da dire. Personalmente credo che unificarli, pur garantendo a ciascuno specificità e titolarità, sarebbe una prova di buonsenso e lungimiranza. Unica condizione per rinnovarne i contenuti. Altrimenti la feroce concorrenza sarà proprio tesa alla loro marginalizzazione. Le organizzazioni datoriali, in mancanza di meglio, potrebbero rispolverare lo slogan sempreverde “marciare divisi per colpire uniti”, ma la competitività associativa rende “leonino” qualsiasi accordo tra di loro. Confcommercio ha accettato il rientro di Federdistribuzione in Est e Quas probabilmente sperando in un percorso di ravvedimento, ma le logiche associative prevalgono sempre sull’accettazione di una visione comune. Forse è necessario un cambio di passo per ricomporre un quadro credibile.