TREVISO - Oltre 500 euro al mese per prendere in affitto una camera, con bagno in comune, nella zona di via Sant’Antonino. Per una stanza nel quadrante della stazione dei treni, invece, servono 480 euro al mese. Mentre nella zona dello stadio Tenni si scende a 430 euro al mese. In questo caso, però, bisogna aggiungere le spese condominiali. uno spaccato della mappa dell’offerta residenziale per le persone che vivono il capoluogo della Marca come fuori sede. Principalmente studenti universitari. Ma non solo. Le proposte viaggiano soprattutto sui social. Su questi si stanno moltiplicando le pagine, seguite anche da migliaia di persone, espressamente dedicate all’affitto di stanze a Treviso. «Senza agenzie», si specifica. Il capoluogo della Marca si sta trasformando in una vera e propria città universitaria. Con le relative gioie ma anche con i relativi dolori. A partire dalla questione abitativa.

Costi lievitati Neppure la scelta di prendere solamente una stanza riesce a ridurre drasticamente il peso degli affitti. Va da sé, però, che per chi cerca una sistemazione temporanea è meglio di niente in una città dove negli ultimi due anni, in particolare nelle zone di periferia, gli importi per prendere un appartamento in affitto sono lievitati fino a picchi di quasi il 42%, come accaduto nella zona tra la Castellana, la Noalese, via Castagnole e strada di San Pelaio. Qui, nello specifico, come confermano le quotazioni dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle entrate, si è passati dai 7,40 euro al metro quadrato del 2023 ai 10,50 euro al mese a metro quadrato di fine 2025. Per un appartamento di 70 metri quadrati, in sintesi, prima servivano 518 euro al mese, mentre adesso si deve sborsare 735 euro al mese. Per un rincaro di quasi 220 euro in due anni. Studentati Il Comune conosce bene il problema. Non a caso è impegnato nella realizzazione di studentati. C’è quello previsto nella riqualificazione dell’ex caserma Salsa di Santa Maria del Rovere, destinata a diventare la nuova casa dell’Università di Padova. Un polo che, a regime, arriverà ad accogliere nelle proprie aule fino a 1.800 ragazzi. Si puntava a ricavare uno studentato anche nella parte dell’ex Eca di palazzo Moretti, tra piazza Pio X e piazza Duomo. Ma al momento il progetto sembra essersi arenato. «Il mio obiettivo sono studentati pubblici, che non guardino al profitto ma all’accessibilità», ha più volte messo in chiaro il sindaco Mario Conte. Parallelamente, Giancarlo Bizzarri, direttore generale dell’Usl della Marca, ha confermato l’opzione dell’azienda sanitaria per il cohousing dedicato agli studenti universitari di medicina che sta prendendo forma al primo piano della nuova stazione dei treni, che ormai da 4 anni al centro di una complessa operazione di riqualificazione targata Rfi. Insomma, i progetti non mancano. Adesso si attende che si traducano realmente in nuove strutture con costi di accesso sostenibili.