PORDENONE - «La legge che proponiamo ha l’obiettivo di rafforzare il sistema sanitario nazionale, incentivando medici e infermieri a non lasciare il posto, abbattendo così le liste d’attesa. Qui a Pordenone la fuga dei camici bianchi la stiamo pagando con la privatizzazione: la radiologia d’urgenza ha soppresso il turno notturno e ha appaltato ad altra azienda. Il punto nascite di San Vito chiuso per mancanza di personale. Se non si interviene subito, saremo a un punto di non ritorno». A lanciare l’allarme è Maurizio Marcon, segretario generale della Cgil di Pordenone. L’occasione è quella dell’iniziativa che si è svolta ieri alla Casa dello Studente per promuovere la raccolta firme per le due proposte di legge: una, appunto, dedicata alla sanità e l’altra agli appalti. Con la richiesta in questo caso che la responsabilità della salute dei lavoratori ricada anche sul committente. Per avviare l’iter legislativo dovranno essere raccolte 50mila firme entro settembre. «Ma noi puntiamo a tre milioni - aggiunge Marcon - per il referendum siamo arrivati a quella cifra».

SANITÀ Per quanto riguarda la proposta di legge sulla sanità, il primo punto è il finanziamento pubblico. «Al momento - spiega il sindacalista - il finanziamento per la sanità italiana è al 6,5% del Pil, ma la previsione per il 2028 è che scenda al 5,8%. Ciò vuol dire che ci saranno sempre meno risorse. Con il covid, si è allargata la forbice tra spesa sanitaria e finanziamento pubblico, con la spesa superiore di 5 miliardi. Questo, come dicevo, lo paghiamo in termini di privatizzazione e liste d’attesa sempre più lunghe. Con la nuova legge chiediamo che il finanziamento alla sanità torni ad essere gradualmente almeno al 7,5%».Il secondo punto è il tema dello sblocco delle assunzioni. «Deve essere assunto nuovo personale e adeguati gli stipendi. La nostra legge prevede risorse per gli incentivi e il rinnovo dei contratti. Se ai medici non vengono pagati gli straordinari o saltano i riposi tendono ad andarsene e a ricollocarsi nel privato. Ma i cittadini perdono presidi. Ci sono tagli anche nella psichiatria giovanile, perfino a Trieste con una lunga tradizione. E a Spilimbergo, il nodo centro di salute mentale». Infine, Marcon parla delle liste d’attesa. «Si allungano sempre di più proprio perché manca personale. Non solo quelle delle visite specialistiche segnate dal medico di base, ma anche quelle per gli interventi chirurgici e perfino quelle per i follow up nei percorsi oncologici. Noi come Cgil Pordenone abbiamo un percorso dedicato per chi ha la ricetta per una visita specialistica e un appuntamento molto in là nel tempo». E conclude: «Quello che noi chiediamo con questa legge è che si torni ad investire nel pubblico. Al momento in Friuli Venezia Giulia la sanità privata convenzionata rappresenta il 10%, non vogliamo avvicinarsi al Veneto che è al 20%. Ma l’andamento sembra quello, con circa 20 milioni all’anno investiti nel privato». APPALTI La seconda proposta di legge riguarda gli appalti. «Chiediamo parità di diritti e parità di salario per i lavoratori - spiega Marcon -. C’è un articolo dedicato ai lavoratori autonomi, che devono avere lo stesso stipendio degli altri. La responsabilità deve ricadere non solo sul datore di lavoro diretto ma anche sul committente». Si parla poi di appalti illeciti. «In questo caso il lavoratore deve essere assunto in maniera automatica e non come adesso, dovendo fare richiesta al giudice». Infine con la legge si chiede lo stop agli infiniti subappalti. «Se un’azienda concorre per un appalto - conclude Marcon - deve poter prendersene carico per la maggior parte. Per la sicurezza e contro la criminalità».