Non più capo di gabinetto di Nordio ma ancora arrabbiata: «Ammiro chi cerca la verità, ma c’è chi vuole solo orientare giudizi»
Giusi Bortolozzi è ancora al ministero della Giustizia. Si aggira per via Arenula anche se non è più la zarina. E al Corriere della Sera dice: «Non esistono Zarine nelle amministrazioni pubbliche. Solo responsabilità, definite dalla legge, che mi sono sempre assunta. Resto al ministero perché obbligata, in attesa che le autorità preposte completino l’iter procedurale». Vorrebbe andare a Londra come magistrato di collegamento: «Non mi dispiacerebbe. Ma la mia unica richiesta, formalizzata il giorno stesso, è stata solo di rientrare in ruolo, come impone la legge».
Bartolozzi difende le scelte fatte con Carlo Nordio: «Ingressi e uscite le determina il ministro. C’era un modello lavorativo di attuazione della linea di politica giudiziaria da lui voluta. Il ministero non è una combriccola di amici. Non puoi permetterti personale non in linea o poco collaborativo. È una macchina potente che abbiamo spinto al massimo. Basti pensare alle assunzioni: quasi 2.000 magistrati, 7.000 agenti penitenziari, e 10.000 addetti all’ufficio del processo stabilizzati. Nessuno l’aveva mai fatto. E non sono risorse Pnrr, ma aggiuntive nazionali». Le liti, le urla, le denunce secondo lei sarebbero «bugie. Ma ho spalle forti e ho sempre agito nel rispetto delle Istituzioni che sono stata chiamata a servire. Ammiro chi cerca la verità, ma c’è chi vuole solo orientare giudizi».






