Shrek 25 anni fa ci ha aiutato ad andare al cinema in modo totalmente diverso ed è riconosciuto come una rivoluzione nella nostra narrazione contemporanea, un'opera che ha creato una cesura netta. C'è un prima e dopo Shrek, il primo capitolo di una saga che ci ha aiutato a superare barriere, limiti, ad andare oltre le apparenze, ha segnato due generazioni di spettatori e continua, dopo 25 anni, a farci ridere da matti.Una vendetta che diventò un capolavoro dell'animazioneShrek non sarebbe mai nato senza un uomo molto, ma molto arrabbiato: Jeffrey Katzenberg. Era stato uno degli artefici del Rinascimento Disney, nonché uomo di fiducia di Michael Eisner, che ad inizio anni ‘80 fu chiamato dalla Disney per aiutarla a risollevarsi. Assieme, i due riuscirono a cambiare le cose, pur con un piglio decisamente autoritario e tagli dei costi che fecero crescere la conflittualità con artisti, registi e disegnatori. Conobbero alti e bassi, tonfi e trionfi, ma opere come La Sirenetta, La Bella e la Bestia, Aladdin e Il Re Leone ancora oggi sono lì a testimoniare il livello incredibilmente alto che i due riuscirono a portare sul grande schermo. Tuttavia nel corso degli anni il rapporto tra Eisner e Katzenberg si deteriorò, a causa di divergenze artistiche e personali, tanto che quando morì il Presidente della Disney Frank Wells, a causa di un incidente, Eisner fece un vero e proprio golpe: si proclamò Direttore e fece terra bruciata attorno a Katzenberg, arrivando a licenziarlo nel 1994.Dalla separazione ne nacque una battaglia legale con decine di milioni di risarcimento in ballo, ma Katzenberg decise che non bastava. Fondò assieme a Steven Spielberg e David Geffen la DreamWorks Pictures, “rubò” l'idea alla Disney e Pixar per una storia sugli insetti che poi sarebbe diventata Z la Formica, a cui seguirono Il Principe d'Egitto, Galline in fuga e il deludente El Dorado. Insomma era guerra aperta con la Disney e Shrek arrivò come la ciliegina sulla torta. Era stato in realtà un romanzo di successo firmato da William Steig nel 1990 i cui diritti Spielberg già l'anno dopo si era messo nel cassetto. Ma come portarlo sullo schermo? Shrek sarebbe passato alla storia come uno dei progetti d'animazione più difficili, ostici e allo stesso tempo rivoluzionari di tutti i tempi. Si sparse la voce che nella DreamWorks ti mandavano a lavorare su Shrek per punizione. Esagerato ma di certo il progetto passò attraverso riscritture e modifiche, e quando gli screen test furono giudicati terribili, nel 1997, tutto dovette cambiare.Sui social si sono scatenati dei commenti che paragonano la clip a un nuovo “caso Sonic”La Pacific Data Images fu incaricata di creare un'animazione totalmente in CGI. Non fu un caso, Katzenberg fece di tutto per non usare l'animazione in 2D tradizionale della Disney, sapeva che ormai quel momento era passato. Ma soprattutto, volle avere da Ted Elliott, Terry Rossio, Joe Stillman, e Roger S. H. Schulman una sceneggiatura che mirasse ad una cosa e una cosa soltanto: la distruzione dei topoi narrativi della Disney. Shrek anche 25 anni dopo rimane la più geniale critica a quell'universo che Katzenberg conosceva molto bene e che fin da Biancaneve e i sette nani del 1939 aveva creato dei punti cardine, che né il tempo né i cambiamenti della società avevano scalfito. Almeno fino ad allora. Shrek in realtà forse più che un film d'animazione in CGI, fu una commedia demenziale sotto false spoglie, di quelle che resero gli anni ‘90 l’ultimo, grande decennio per le risate sul grande schermo. Fu proprio grazie a questo che diventò un film per un pubblico trasversale.Le battute pecorecce, le trovate assurde, ci riportano alla mente i film dei Fratelli Farrelly, Penelope Spheeris, Tom Shadyac. Vi era però anche molto anche dello Scary Movie di Wayans, con omaggi e sberleffi ai grandi titoli come Matrix, Il Laureato e anche a Michel Ocelot, ma sempre con fare affettuoso, tenero. Inutile poi negare l'influenza di Matt Groening, dei suoi Simpson, forse anche un pochino de I Griffin di Seth MacFarlane. Ripensando a questo orco misantropo, che anticipò la solitudine maschile di cui tutti parlano in questo 2026, in questo mondo retto da un despota megalomane, visibilmente razzista, classista, beh, non si può neppure negare che di per sé Shrek nella realtà sia stato anche un film con una certa matrice politica. La visione manichea della Disney spesso era stata accompagnata anche da divisioni e contrapposizioni visive chiare, tra luce e tenebra, ma soprattutto tra bello e brutto, molto superficiale. Qui invece tutto diventò molto più verosimile.Una rivoluzione che ha cambiato il mondo dell'animazioneShrek rovesciò completamente tutto, lo fece anche nei sequel e spin-off, distruggendo il Principe azzurro, la Fata Madrina, Re, cavalieri, parlandoci di mostri e creature come metafora di noi, la gente comune, assediata da una società in cui solo l'apparenza e la ricchezza valgono. Shrek recuperò anche il concetto di coppia comica, con Ciuchino e Shrek, strizzando l'occhio al buddy movie. Ma le dinamiche tra i due sono quelle tipiche del bianco noioso e dell'afroamericano spumeggiante. Mike Myers ed Eddie Murphy riportarono in vita la comicità del grande John Landis in Shrek. Il resto, come si suol dire, è storia, quella di un'avventura con una Draghessa, una Principessa viziata che al calar del sole diventa orchessa e poi Pinocchio, Biancaneve, Humpty Dumpty i Tre Porcellini, Cenerentola, il Lupo Cattivo, i tre Topolini ciechi, lo Specchio Magico, l'omino di pan di zenzero, vengono depurati dalla loro falsa e un po' borghese innocenza, all'interno di questo gigantesco e straordinario affresco punk.Fu un film fedele alla vena polemica del cinema giovanile anni ‘90, in perfetta contrapposizione alla plasticità delle Major, Disney su tutte, con il loro tono paternalistico e la loro incapacità di andare oltre il desueto. Era un film per la MTV generation, per la generazione Millennial, furono i liceali e giovani universitari di allora a decretare il successo di Shrek: mezzo miliardo di dollari e l'Oscar come Miglior film d'animazione. Erano cresciuti con il Rinascimento Disney ma poi, naturalmente, avevano capito che il mondo era un po’ più complesso. Shrek assieme a Toy Story ha avuto il successo e l'impatto che oggi ricordiamo, proprio perché ha saputo creare una narrazione fittizia a cui corrispondesse la realtà circa la vita reale. Era una visione ancora ottimista, l'11 settembre arriverà quattro mesi dopo, si credeva ancora in un futuro migliore, ma era anche più complessa, meno superficiale, ed in cui l'esteriorità andava messa da parte. Fiona infatti nel finale sceglierà Shrek e di essere come lui.Il 15 aprile del 2016 debuttava il film di Jon Favreau, capolavoro isolato dentro un corso di rilettura dei Classici rivelatosi poi deludenteSe nelle fiabe solitamente il ranocchio ritorna ad essere un Principe, ebbene Shrek in quel 2001 cambia tutto, ci ricorda che la cosa più importante è ciò che ognuno di noi ha dentro, lì c'è il vero cambiamento. Conta come sono dentro soprattutto gli altri, non se sono belli o aitanti. Non siamo delle parti della controcultura ma quasi e il modo in cui Shrek ha saputo distruggere la sacralità di un certo tipo di narrazione normalizzante, conservatrice in quanto secolare, fu il motore di una rivoluzione totale. Da quel momento cominciò quell'iter che avrebbe portato verso una maggior diversità, inclusività nella rappresentazione artistica sul grande e piccolo schermo. La saga si sarebbe articolata fino ai nostri giorni, con spin-off e tutto il resto. Certo, oggi abbiamo attorno a noi tanti Lord Farquaad che cercano di dominarci, di distruggere diversità di pensiero e corpo. La realtà è che Shrek ci ha mostrato la ricetta per diventare persone migliori, ma noi lo abbiamo ascoltato solo in parte.Riguardare questo film, 25 anni dopo, significa ammettere che potevamo essere più bravi, potevamo ascoltarne gli insegnamenti di più, invece di finire vittima di una società dello spettacolo, di una centralità dell'immagine e dell'estetica per il nostro valore percepito che ci fa vivere in un incubo. Oggi facciamo finta di essere migliori, ma la realtà è che siamo ancora schiavi di uno Specchio Magico, per sapere se siamo i più belli del reame. Purtroppo non abbiamo un Orco incazzoso ma generoso che ci aiuti o un Ciuchino logorroico ma geniale a tirarci su di morale. Shrek ha avuto anche effetti collaterali, come ogni opera capace di creare un impatto così profondo, di diventare cardine di un cambiamento. Ma gli aspetti positivi rimangono innegabili, di fatto ha cambiato il concetto di narrazione animata nell'Occidente nel XXI secolo. Magari guardiamoci Shrek un'altra volta, potremmo trovare l'ispirazione.
Shrek è nato da un uomo molto arrabbiato e dopo un quarto di secolo è diventato qualcosa di molto più importante di un film
Il 18 maggio del 2001 debuttava il primo capitolo della saga sull'orco verde, un capolavoro che ha rivoluzionato il concetto di fiaba e animazione







