di
Paolo Foschini
Il presidente della Cei: «Pochi politici capaci di visione grande, il vero coraggio è sfuggire alla logica diabolica del riarmo»
«E chi l’ha detto che il dialogo è facile? Il dialogo richiede coraggio. Disarmarsi richiede coraggio. E richiede soldi. Non è gratis. Bisogna investirci, sul dialogo. Ma una cosa è certa: se si investisse sul dialogo la stessa mole di denaro che si spende per le armi i risultati sarebbero molto, molto, molto superiori in qualità e quantità. Nessuna guerra ha mai risolto il problema per cui era stata fatta. Al contrario il ragionare in una logica di insieme, di fraternità tra viventi, il fermarsi per aspettare chi è indietro, è l’unica via che porta alla salvezza di tutti. L’unica via per costruire speranza e fiducia nel futuro». Il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente di tutti i vescovi italiani, risponde al telefono mentre è in viaggio. Parla con l’inflessione pacata che non perde mai, come riflettendo a voce alta per mettere in sequenza i tanti pensieri.
Cosa vuol dire «Insieme» oggi?«La stessa cosa di sempre, in sé. Siamo fatti per la fraternità: “Non è bene che l’uomo sia solo”, dice Dio nel dargli una compagna. Dopodiché sappiamo come è finita tra i primi due fratelli della storia. Succede quando non riconosco più nell’altro un fratello ma colui che mi ruba spazio e protagonismo. Ed è questa, la logica dilagante del protagonismo e della prestazione, a rendere il mondo di oggi più complicato di quello di prima. A maggior ragione perché l’altro con cui ci si confronta, oggi, non è più un individuo ma una realtà senza limiti come quella dei social».






