Due opposte manifestazioni hanno riempito sabato pomeriggio il centro di Londra: una organizzata dall’agitatore neofascista Tommy Robinson e l’altra dai movimenti filo-palestinesi. La prima si è radunata sotto lo slogan «Uniamo il Regno» e ha visto un tripudio di bandiere britanniche e inglesi, oltre a croci e altri simboli cristiani; la seconda commemorava la «Nakba», la Catastrofe, ossia la cacciata degli arabi dalla Palestina a opera degli israeliani.
L’estrema destra ha portato in piazza circa 60 mila persone (molte di meno delle oltre 100 mila del settembre scorso), i pro-Pal fra le 15 e le 20 mila. Tanta gente, comunque, che nell’apparente contrasto di motivi e posizioni politiche in realtà convergeva su parole d’ordine d’odio e di intolleranza. Al corteo dell’ultradestra hanno partecipato gruppi neonazisti come «Avanguardia bianca» e si sono uditi slogan anti-immigrazione e anti-Islam, oltre a riferimenti a teorie cospirative come la «grande sostituzione»; alla marcia filo-palestinese si scandivano slogan inneggianti alla distruzione di Israele e di sostegno ad Hamas, oltre a riferimenti a teorie complottiste antisemite. L’estrema destra e l’estrema sinistra in Gran Bretagna appaiono ormai accomunate da un razzismo conclamato che, pur nella diversità di bersagli, fa a pugni con l’anima tollerante e multiculturale di quel Paese: un doppio segnale dell’involuzione del discorso pubblico di cui occorre tenere conto.












