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Mancano ancora molti elementi per capire cosa sia successo ai cinque italiani che giovedì 14 maggio si sono immersi per un’escursione subacquea alle Maldive senza tornare più a galla. È stato recuperato il corpo di uno solo dei cinque, mentre sono ancora in corso le ricerche degli altri quattro. Il tempo trascorso dall’incidente rende ragionevole pensare che tutti e cinque siano morti.

Finora sono circolate diverse ipotesi sull’accaduto, basate sui pochi indizi a disposizione e su qualche fraintendimento. Sono in corso due indagini, una portata avanti dalle autorità delle Maldive, l’altra dalla procura di Roma in Italia, che è competente anche per eventuali reati commessi o subiti da cittadini italiani all’estero. C’è da chiarire lo scopo dell’immersione, quanto siano andati in profondità e se avessero le autorizzazioni per farlo. E poi bisognerà capire cosa sia successo durante l’escursione subacquea, ma per farlo sarà necessario analizzare le attrezzature dei cinque sub ed eventualmente i loro corpi (l’unico recuperato finora non è sufficiente a farsi un’idea chiara).

Su questa storia c’è stata una certa confusione fin dall’inizio, dovuta anche alla difficoltà di avere notizie da un posto così distante e così poco presidiato dall’Italia: Damiano Francovigh, l’ambasciatore italiano in Sri Lanka che è responsabile anche dell’area delle Maldive, è arrivato sul posto solo il giorno dopo.