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Adriano Barrì

Il vecchio detto di Borsa funziona meglio nei periodi di instabilità. Da STMicroelectronics a Saipem, da Bper a Mediobanca, i nomi con altra benzina per correre

«Sell in May and go away» è uno dei detti più citati della finanza e, come tutti i proverbi di mercato, contiene una verità statistica che merita attenzione, ma anche dei distinguo. Si tratta infatti di una delle anomalie di calendario più documentate della storia dei mercati. Sull’indice Dow Jones in un orizzonte di tempo piuttosto lungo si nota un differenziale medio di rendimento tra i semestri novembre-aprile e maggio-ottobre nell’ordine di 4-10 punti percentuali: un divario notevole che ha trasformato un’osservazione quasi folkloristica in una vera strategia di asset allocation. Ma, guardando ai periodi più recenti, il quadro è meno lineare.

L’andamento recenteAnalizzando le «candele» mensili di S&P 500 e Ftse Mib dal 2019 a oggi, cioè la rappresentazione grafica del rendimento, il motto ha funzionato in meno della metà dei casi osservati. Le conferme più evidenti coincidono con fasi di crisi macro conclamata, come il violento rialzo dei tassi nel 2022 o gli choc geopolitici degli ultimi anni. Il 2026 potrebbe essere uno di questi? L’S&P 500 ha alle spalle il migliore mese di aprile per performance dal 2020, un rimbalzo che ha sorpreso per intensità dopo le tensioni di inizio anno. A Piazza Affari il Ftse Mib ha guadagnato il 10% da gennaio, con una concentrazione di performance marcata in alcuni settori e titoli. È da questo punto che nasce l’interrogativo più rilevante per chi deve decidere come posizionarsi nelle prossime settimane: tra i titoli che hanno corso di più, quali hanno ancora carburante e quali rischiano invece di trovarsi a corto di benzina proprio mentre il calendario suggerisce prudenza?