Questa volta è diverso? O questa volta è uguale? Nell’eterno pensiero degli investitori che tende a rimuovere i cattivi ricordi, e a farsi trascinare dall’entusiasmo dei prezzi crescenti nella convinzione che al meglio non ci sia mai fine, oggi si aggiunge un dilemma che assume toni shakespeariani e che suggerisce cautela e un eccesso di prudenza. Vi sta venendo il mal di testa? Siete confusi? Per anni ho sentito ripetere la frase «questa volta è diverso», come fosse un mantra, in una sorta di autoconvincimento che tutto possa crescere all’infinito. E i mercati te lo fanno credere, fino al grande boom, quando la bolla scoppia e il sogno finisce.
La madre di tutte le bolle moderne, la “dotcom” ha lasciato ferite indelebili, e anche chi non l’ha provata sulla propria pelle vive dei ricordi di chi l'ha tramandata, e ogni qualvolta ne intravede le fattezze, all'istintivo «questa volta è diverso» ora associa il «e se fosse uguale?». Quando ti scotti con l’acqua calda, poi hai paura anche di quella fredda. Ed è così per Paul Tudor Jones, leggendario investitore che recentemente ha dichiarato di rivivere l’ottobre del 1999, un’analisi che ha acceso subito il dibattito tra chi è favorevole al pericolo bolla contro chi segue il partito del «questa volta è diverso». Tra i primi c'è Jamie Dimon che ha manifestato tutte le sue preoccupazione sull’attuale euforia del mercato: «Prevedere il tempismo della correzione è impossibile, potrebbe essere tra 6 mesi o 2 anni».
