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Il parlamento israeliano ha approvato in prima lettura una contestata legge per la tutela del patrimonio archeologico in Cisgiordania, un territorio che secondo la comunità internazionale appartiene ai palestinesi ma che Israele di fatto controlla e governa. La legge prevede la creazione di una nuova autorità che avrebbe il potere anche di espropriare terreni nelle aree formalmente controllate dall’Autorità palestinese per fare scavi e «sviluppare siti archeologici».

La legge fa parte di un più ampio uso del patrimonio storico e archeologico come strumento di controllo territoriale e demografico, che il governo israeliano pratica da tempo soprattutto nella città di Gerusalemme. Scavi archeologici e progetti di parchi portano spesso alla cancellazione della componente palestinese della città, anche con la distruzione di case e quartieri.

La moschea di al Aqsa nella città vecchia di Gerusalemme, sopra al quartiere Silwan, il 14 gennaio 2025 (AP Photo/Mahmoud Illean)

Il primo voto del parlamento (ne serviranno altri due, che di solito si tengono nella stessa giornata) ha approvato l’istituzione di quella che viene definita come “Autorità del patrimonio della Giudea e della Samaria”, nomi che in Israele vengono spesso usati per definire la Cisgiordania, riferendosi alle antiche denominazioni bibliche della regione. Questa nuova autorità avrebbe giurisdizione per preservare il patrimonio archeologico in tutte e tre le aree in cui è divisa la Cisgiordania.