Vigevano Toccherà Vigevano, Cassolnovo e Gambolò il progetto “Life Forest4Future”, presentato venerdì nell’aula magna della riserva “La Fagiana” di Magenta dal Parco del Ticino. Il tentativo che verrà messo in campo è quello di ripristinare l’equilibrio dei boschi flagellati dal ciclone Poppea dell’agosto 2023. A essere coinvolte sono le aziende “Il Nocciolo”, “Gaezia” e “Occhio”, con le prime due che hanno in gestione buona parte degli spazi boschivi vicini al Ticino, ma anche zone acquisite dal Parco, come l’ex Mandelli tra Cassolnovo e Cerano. «Abbiamo impiegato le riprese satellitari per capire il numero di piante abbattute e decidere dove si possa intervenire – ha spiegato Fulvio Caronni, direttore del settore vegetazione e boschi dell’ente di tutela ambientale –. Da Malpensa a Zerbolò sono stati studiati circa 1.400 ettari. Non è stato possibile, invece, intervenire subito in zone che hanno subito maggiormente la furia del ciclone Poppea, come il bellissimo Bosco dell’Ochetta, dove sono stati colpiti fino al 75 per cento di piante e che consideriamo una zona massacrata dal maltempo». «Life Forest4Future si propone come un modello scientifico e formativo replicabile anche su scala nazionale e nasce per rispondere concretamente ai danni causati da eventi meteorologici estremi – è stato spiegato nella conferenza stampa di presentazione –. Con un investimento complessivo di 11 milioni 326mila 911 euro, l’iniziativa mira al ripristino di circa 485 ettari di habitat forestali in 8 siti “Natura 2000” tra Lombardia e Piemonte e punta a trasformare l’emergenza in un’opportunità di innovazione per la gestione forestale europea. La durata è prevista in sette anni e la partenza sarà a settembre». Saranno quattro i settori di intervento, in primis ridurre la diffusione di specie invasive (come la robinia e l’ailanto), pronte a sostituirsi ai boschi autoctoni dove sono caduti gli alberi. Si cerca poi di mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, la perdita della funzionalità degli ecosistemi e la mancanza di una strategia condivisa in tema di clima. «Non stiamo parlando di una "normale" manutenzione boschiva – è stato detto in conferenza stampa -. L’estate del 2023 ha rappresentato un vero spartiacque per gli ecosistemi della pianura Padana nord-occidentale. La combinazione tra siccità prolungata e tempeste violente ha distrutto circa 1.500 ettari di boschi protetti». La collaborazione tra pubblico e privato è la strada scelta per cercare di ottenere risultati: a questo intervento partecipano quattro parchi, quattro università, una fondazione e un istituto di ricerca, varie aziende agricole, cooperative sociali e ditte boschive.
Nuovi alberi nel parco del Ticino devastato dal ciclone Poppea
L’obiettivo è ripristinare il delicato equilibrio dell’ecosistema danneggiato dal maltempo nell’agosto 2023








