Il grave fatto di cronaca registrato a Modena, dove un trentunenne alla guida di un'autovettura ha travolto dieci pedoni provocando il ferimento di otto persone, ha innescato un immediato scontro politico interno alla maggioranza di governo. Le dichiarazioni del segretario della Lega, Matteo Salvini, incentrate sulla richiesta di revoca del permesso di soggiorno e sull'espulsione dei cittadini stranieri che delinquono, sono state infatti immediatamente ridefinite dal vicepremier Antonio Tajani, che ha fatto notare come l'autore del reato non sia un immigrato regolare, ma un cittadino italiano nato a Bergamo. Il dibattito si è così spostato rapidamente sui temi della sicurezza urbana e sullo status giuridico dei cittadini di "seconda generazione".

Il progetto della Lega: espulsioni e revoca della cittadinanza La presa di posizione ufficiale della Lega è giunta attraverso una nota formale firmata dal segretario federale Matteo Salvini. Il vicepremier ha comunicato di aver dato mandato a un "team di esperti e giuristi per tradurre in norme attuabili i progetti sulla sicurezza" elaborati recentemente dalle europarlamentari del partito. Il fulcro della proposta leghista risiede nell'introduzione di un meccanismo di controllo sul modello della "patente a punti" applicato ai titoli di permanenza. Il sistema prevede che la commissione di reati di particolare gravità comporti la decurtazione del punteggio fino alla revoca immediata del permesso di soggiorno, a cui farebbe seguito l'espulsione automatica dal territorio nazionale. A margine dei lavori della scuola di formazione politica della Lega, Salvini ha successivamente esteso la riflessione ai cittadini naturalizzati, richiamando l'attenzione su una proposta di legge già depositata in Prima Commissione alla Camera, che vede come primo firmatario il deputato Igor Iezzi. Il testo normativo mira a introdurre la revoca della cittadinanza italiana per gli stranieri che si macchiano di gravi delitti. Secondo il leader della Lega, sia il soggiorno sia lo status di cittadino costituiscono "un atto di fiducia del popolo italiano" che richiede reciprocità e che, pertanto, non può essere configurato come un diritto permanente o un "contratto a vita". Di fronte a violazioni di massima gravità, l'allontanamento dal Paese viene definito dal segretario leghista come una misura di "legittima difesa" dello Stato.