Un tranquillo paese della provincia modenese diventato all'improvviso teatro di un'operazione dell'Antiterrorismo. Ieri pomeriggio, nel cuore del weekend, gli agenti della Digos di Bologna e i colleghi della questura di Modena, hanno fatto irruzione in una palazzina in via Muzzioli, a Ravarino. È stato perquisito da cima a fondo l'appartamento della famiglia El Koudri, di origini marocchine, dove abita Salim - il giovane che poche ore prima era piombato sulla folla nel centro di Modena - e i genitori del 31enne. I poliziotti non hanno trovato armi o materiale che faccia pensare a una radicalizzazione islamica. Tuttavia hanno constatato che Meta ha chiuso i profili social del giovane. Il sospetto è che alla base Salim possa aver in qualche modo inneggiato alla jihad o aver manifestato delle simpatie per l'estremismo islamico. Per questo, attraverso una rogatoria, gli inquirenti chiederanno ai gestori di Instagram e Facebook le ragioni per le quali era stato "bannato". In questa inchiesta, infatti, è scesa in campo anche Dda della Procura di Bologna, coordinata da Paolo Guido, il magistrato che a Palermo aveva coordinato l'arresto di Matteo Messina Denaro. Proprio per fare luce su questi aspetti, gli investigatori hanno sequestrato a El Koudri tutti i dispositivi elettronici, dall'analisi dei quali - chat, foto, documenti e ricerche online - si potrà ricostruire la sua rete di contatti e relazioni. Al momento non è emerso che sia "strutturato" in organizzazioni terroristiche.
Salim El Koudri, si indaga sui contatti dell'investitore di Modena: Meta aveva bloccato i suoi social
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