Roma – Ha vinto la Bulgaria con il “Bangaranga” di Dara. Israele, fischiatissimo, è arrivato, come tradizione ormai, al secondo posto. Terzo posto per la Romania e quarto per la favoritissima Australia, con gran sollievo dell’Ebu che di lasciare il vecchio continente per il nuovo non ci pensava proprio. Dunque non ce l’ha fatta un Sal Da Vinci commosso fino alle lacrime dopo il boato che ha salutato la sua esibizione con “Per sempre sì”, la vittoria sognata fino all’ultimo è fumata. E sul suo volto la delusione era piuttosto sincera quando i 147 punti ottenuti dal televoto non sono bastati per portarlo fino alla cima della classifica. Ma va bene così. Per il 57enne artista napoletano è stata una settimana di gloria, applaudito, amato, streammato, persino insignito di una laurea honoris causa in canto pop dal Conservatorio statale di Benevento, non poteva fare di più. La sua “Per sempre sì” è stata tradotta in circa quindici lingue, a Vienna si è esibito in ogni angolo, ha stretto mani e fatto selfie, ha accarezzato il piacere di una uova giovinezza, nel pieno dei suoi 50 anni di carriera. «Festeggiare 50 anni con questa famiglia allargata che è il pubblico credo sia una delle più belle feste che io abbia mai vissuto, era quello che ho sempre sognato di fare. Avere avuto questa bellissima opportunità è qualcosa di sorprendente», ha ammesso il cantante che questa sera sarà ospite di Fabio Fazio e di “Che tempo che fa”. Tre i Paesi rimasti a zero nel televoto Belgio, Gran Bretagna e Germania. I più televotati, oltre ai primi classificati, sono stati Romania, Moldavia, Ucraina e Grecia. Cala dunque il sipario su questa 70esima edizione dell’Eurovision Song Contest, andato in scena in una Vienna blindata, ma poco colorata, in cui si è sentita forte la mancanza del popolo che solitamente anima la manifestazione. Una forma silente di protesta contro la presenza di Israele in gara, con il suo cantante Noam Bettan, che ha concluso la sua performance gridando « Il popolo d'Israele vive». Altri cinque Paesi hanno scelto di non esserci, tra loro anche la Spagna, da sempre una delle teste di serie di un evento che la tv austriaca ha avuto qualche difficoltà a gestire. Il prossimo anno, come da regolamento dell’Eurovision, toccherà alla Bulgaria organizzare la manifestazione in quanto Paese vincitore. Ad aprire la serata è stata la Danimarca, tra le nazioni più applaudite, insieme a Grecia, Moldavia, Cipro, particolarmente sentita l’esibizione dell’ucraina Viktorija Leléka, cha ha salutato l’arena al grido di “Slava Ukraini!”, ovvero “Gloria all'Ucraina!”, il saluto patriottico nazionale ucraino, divenuto simbolo di resistenza, unità e sovranità. In attesa del verdetto finale, nell’Arena c’è stato anche il tempo per un unico potente coro, sulle note di «Nel blu, dipinto di blu», per ricordare un brano che, pur essendo arrivato terzo nel 1958, è diventato un successo senza tempo. La speranza è che il prossimo sia un Eurovision senza conflitti, intanto il carrozzone è già pronto a ripartire.