Donald Trump è ripartito da Pechino, dopo un vertice di due giorni con il presidente Xi Jinping portandosi dietro sorrisi e strette di mano ma pochi risultati concreti. Il presidente americano, insolitamente compiaciuto e persino deferente nei confronti dell’omologo cinese, ha tessuto le lodi del suo omologo, usando ripetutamente l’aggettivo “bellissimo” per descrivere la Cina e il cerimoniale organizzato per accoglierlo. Ma a parte gli accordi commerciali – la cui reale portata andrà valutata – non sembra aver ottenuto impegni formali attorno ai grandi temi – dalla guerra nel Golfo alla competizione sui semiconduttori e l’Intelligenza Artificiale – che aleggiavano sul tavolo del vertice. Ciò che rimarrà impresso nella memoria di questo viaggio è il cupo avvertimento di Xi di “scontri e persino conflitti” tra le grandi potenze se la questione di Taiwan non verrà gestita “nel modo giusto” e l’incapacità di Trump di reagire, neppure ribadendo la tradizionale ambiguità strategica degli Usa sull’argomento. Certo il suo silenzio non ha alienato i suoi ospiti né ha fatto saltare la loro fragile tregua commerciale, ma per Taipei suona carico di significato. Trump può rivendicare accordi poco entusiasmanti con Pechino per l’acquisto di carne, soia e 200 aerei Boeing statunitensi, e afferma di aver concordato con Xi che l’Iran “non dovrà mai dotarsi di armi nucleari”. Ma a visita conclusa si ritrova a fare i conti con lo stallo sullo Stretto, e indici di gradimento in calo in vista delle cruciali elezioni di medio termine. Quanto al resto del mondo – osserva Reuters – “l’esito del vertice pare inequivocabile: una potenza in ascesa a est e una in declino a ovest”.
G2 a Pechino: vertice dei due mondi | ISPI
Trump torna da Pechino con qualche accordo commerciale, molte strette di mano e pochi risultati. Sullo sfondo, l’Europa resta ai margini










