In Zambia alcune sorgenti calde rilasciano elio dal mantello: un indizio cauto di frattura geologica ancora giovane e silenziosa oggi
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L’elio parla dal bassoUna crepa molto lentaEnergia, gas e prudenza
Nello Zambia centrale ci sono sorgenti calde che ribollono con l’aria tranquilla delle cose antiche. Acqua, gas, qualche bolla che arriva in superficie, niente colonne di fuoco, niente terra che si apre come nei film catastrofici della domenica pomeriggio. Eppure, dentro quelle bolle, i ricercatori hanno trovato un segnale che viene da molto più in basso: elio con una firma isotopica compatibile con fluidi del mantello terrestre, insieme a un indizio simile nel carbonio. Tradotto senza perdere troppo per strada: sotto il Kafue Rift, una zona di fratture nello Zambia, potrebbero esistere canali profondi capaci di mettere in comunicazione la superficie con parti molto interne del pianeta. Lo studio, pubblicato su Frontiers in Earth Science, presenta la prima caratterizzazione geochimica dei fluidi idrotermali di quest’area.
Il Kafue Rift si inserisce in una fascia più ampia, lunga circa 2.500 chilometri, che corre dalla Tanzania verso Namibia e Botswana e che alcuni geologi osservano da anni come possibile bordo tettonico nascente. Il termine può far immaginare una spaccatura pronta a dividere l’Africa in due, però la scala resta quella della geologia: lenta, testarda, quasi offensiva per la nostra fretta. Qui si parla di milioni di anni, di crosta che si assottiglia, faglie che si riattivano, fluidi caldi che trovano passaggi verso l’alto. Il Kafue, rispetto al più famoso Sistema di Rift dell’Africa orientale, lavora a bassa voce. Meno vulcani, meno spettacolo, più segnali da leggere con pazienza.






