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Ultimo aggiornamento: 16:37

Nel cuore dell’Africa orientale sta accadendo qualcosa di straordinario: il continente si sta lentamente separando in due grandi porzioni, aprendo la strada – su scala di milioni di anni – alla formazione di un nuovo oceano. È un processo impercettibile nell’arco di una vita umana, ma molto concreto nella logica della geologia, e oggi se ne comprendono meglio i meccanismi grazie a uno studio che unisce tecnologia moderna e dati raccolti oltre 50 anni fa.

La ricerca, pubblicata sul Journal of African Earth Science, è frutto della collaborazione tra l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), l’Università di Keele nel Regno Unito e la società australiana P&R Geological Consultants. Le nuove analisi descrivono con maggiore precisione come si siano mossi i blocchi di crosta terrestre nell’area dell’Afar, nel nord dell’Etiopia, un punto nevralgico della geodinamica planetaria.

“L’Africa si sta lentamente dividendo in due parti, con una grande frattura che attraversa l’intero continente e che affonda le sue radici nella regione dell’Afar”, spiega Riccardo De Ritis, ricercatore dell’Ingv e co-autore dello studio. “Si tratta di un luogo unico al mondo, in cui convergono tre grandi sistemi di rift: il Mar Rosso, il Golfo di Aden e il Rift dell’Africa Orientale. È una delle aree geologicamente più attive e complesse del pianeta”. In queste grandi ferite della crosta terrestre – i rift – le placche si allontanano lentamente, creando nuove zone di assottigliamento e spaccatura. È lo stesso processo che milioni di anni fa ha originato l’oceano Atlantico. Oggi, qualcosa di simile sta iniziando proprio nel Corno d’Africa.