In foto Luca Argentero Ph Stefania Casellato
Dopo il successo televisivo di Avvocato Ligas, ruolo che gli ha regalato una nuova candidatura ai Nastri d'Argento Grandi Serie, Luca Argentero torna a teatro con È questa la vita che sognavo da bambino?, lo spettacolo scritto insieme a Gianni Corsi ed Edoardo Leo, che ne firma anche la regia, in scena sabato 23 maggio al Teatro Augusteo.Un momento particolarmente intenso per l’attore torinese, diviso tra teatro, televisione e cinema. Da una parte il successo de L’avvocato Ligas, personaggio lontanissimo dalle figure rassicuranti a cui aveva abituato il pubblico negli ultimi anni; dall’altra l’attesa per la quarta stagione di Doc – Nelle tue mani, destinata a riportarlo nei panni di Andrea Fanti. Nel mezzo, la scelta di continuare a muoversi tra linguaggi e registri diversi, alternando ruoli popolari a progetti più personali.Lo spettacolo che arriva a Napoli racconta tre icone dello sport italiano — Luisin Malabrocca, Walter Bonatti e Alberto Tomba — trasformando le loro vicende in un racconto sull’ambizione, sulla fragilità e sul modo in cui nasce un eroe popolare. Non una semplice celebrazione sportiva, ma un viaggio dentro tre epoche diverse del Paese, attraverso personaggi che hanno saputo incarnare sogni, contraddizioni e immaginario collettivo.Per Argentero è anche l’occasione di ritrovare Edoardo Leo dopo collaborazioni ormai consolidate tra cinema e teatro, da Noi e la Giulia a I migliori giorni. Un sodalizio artistico che negli anni si è trasformato in un linguaggio comune, capace di passare dalla commedia al racconto più intimo senza perdere leggerezza e ritmo narrativo.E mentre il pubblico continua a chiedersi se L’Avvocato Ligas tornerà davvero con una nuova stagione su Sky, Argentero è già pronto a un altro set importante: a giugno partiranno infatti le riprese di Nella gioia e nel dolore, nuovo film di Ferzan Özpetek, terza collaborazione dell’attore con il regista dopo Saturno contro e Le fate ignoranti – La serie, che sarà nelle sale nel Natale 2026 con un cast all star, infatti tra i primi attori annunciati ci sono Sabrina Ferilli, Vanessa Scalera e Geppi Cucciari.In occasione della tappa napoletana di “È questa la vita che sognavo da bambino?”, NapoliTODAY.it incontra Luca Argentero per parlare di teatro, personaggi imperfetti, del successo di Ligas, del ritorno di Doc e del suo rapporto con Napoli, città dove ha girato anche la serie Sirene.Intervista a Luca ArgenteroA Napoli arriva “È questa la vita che sognavo da bambino?”, uno spettacolo che attraversa storie di sport ma anche pezzi d’Italia, tra cadute, sogni e rivincite. Che emozione ha portarlo in scena proprio all’Augusteo, davanti a un pubblico come quello napoletano, così viscerale e legato alla narrazione popolare?“L’emozione è soprattutto la mia. Il teatro, e in generale questo spettacolo, sono tra le poche cose che ancora oggi mi fanno venire le farfalle nello stomaco. Quel momento con il sipario chiuso, prima di entrare in scena, è qualcosa che custodisco gelosamente. Lo faccio quasi più per me che per il pubblico, anche se poi il pubblico viene a condividere questa esperienza. Sono felice di tornare a Napoli. Avevamo già fatto una data qui e ci sembrava troppo poco, quindi il fatto di essere tornati ha un significato importante”.Lo spettacolo nasce da un sodalizio artistico ormai consolidato con Edoardo Leo, con cui condividi anche la scrittura del progetto. Dopo tanti lavori insieme, cosa rende ancora così fertile il vostro rapporto creativo e come è cambiato il vostro modo di lavorare negli anni?“Il nostro rapporto è cambiato molto negli anni. Abbiamo iniziato più di dieci anni fa, ai tempi di ‘Noi e la Giulia’, e nel frattempo siamo passati attraverso tante esperienze diverse. Questo spettacolo, tra l’altro, è tutta colpa di Edoardo: io non avevo alcuna intenzione di trasformare queste storie in uno spettacolo teatrale. È stato lui, ascoltandole, a convincermi che meritassero di essere raccontate davanti a un pubblico. Quindi il merito è soprattutto suo”.E se un giorno doveste immaginare un ‘secondo capitolo ’ dello spettacolo, quali figure dello sport di oggi racconterebbero meglio l’Italia contemporanea?“Mi piacerebbe fare una versione completamente femminile, visto che questa è tutta al maschile. Oppure scegliere altre figure che sappiano rappresentare il nostro tempo. In questi giorni ho pensato spesso ad Alex Zanardi: credo sarebbe una storia perfetta da raccontare. Dovremmo farci un pensiero”.In scena racconti figure molto diverse tra loro, ma accomunate dall’essere “eroi imperfetti”, pieni di fragilità e contraddizioni. Oggi il pubblico sembra sempre più attratto da personaggi complessi, lontani dalla perfezione. Quanto questa esigenza influenza anche le tue scelte artistiche? Penso, per esempio, a L’avvocato Ligas per il quale sei candidato ai Nastri d’Argento, un personaggio agli antipodi di Doc: brillante, cinico, spigoloso, quasi ‘antipatico con stile ’, ma proprio per questo capace di conquistare il pubblico. Ti affascina perché rompe l’immagine più rassicurante costruita negli anni o perché oggi ti diverte interpretare figure che non cercano necessariamente di piacere a tutti?“Ma i supereroi sono tutti così. Anche quelli raccontati dalle grandi produzioni americane funzionano perché dietro i superpoteri hanno enormi fragilità. È impossibile raccontare degli eroi senza raccontarne anche le debolezze. I personaggi che porto in scena in questo spettacolo sono straordinari proprio perché profondamente fragili. Ed è l’unico modo per renderli davvero interessanti, perché in fondo siamo tutti così: nessuno è perfetto al cento per cento. Anzi, spesso ci riconosciamo molto di più negli errori che nelle virtù”.Dopo il successo della serie, dobbiamo aspettarci un ritorno de L’Avvocato Ligas?“Non sono io a doverlo dire, però secondo me sì. Non c’è ancora una data, ma quando una cosa funziona si tende a continuare”.Doc – Nelle tue mani tornerà con una quarta stagione molto attesa. Andrea Fanti è un personaggio che ti accompagna da anni: oggi riesci ancora a guardarlo “da fuori” oppure è diventato quasi una parte di te? E quanto senti il peso delle aspettative del pubblico nei confronti di un personaggio così amato?“La pressione semmai arriva dal pubblico, dalle persone che mi fermano per strada e me lo chiedono continuamente. Però no, personalmente non la vivo come una pressione. Doc ormai si è conquistato il suo spazio e soprattutto l’affetto delle persone. All’inizio era più difficile affermarsi come serie nuova, oggi invece sappiamo che il pubblico aspetta questi personaggi. E posso dire che questa quarta stagione alza ancora di più l’asticella. Sono molto felice che Doc torni, perché con lui non è affatto finita”.Per gioco immaginiamo un crossover tra Andrea Fanti e Ligas dentro il mondo di È questa la vita che sognavo da bambino?. Se capitassero proprio a Napoli perché si trovano ad assistere per caso allo spettacolo, che cosa succederebbe tra loro due?“Inception totale (ride). Ligas probabilmente passerebbe tutto il tempo a cercare un gin tonic. Per sua fortuna lo spettacolo va dritto, senza intervallo, quindi sarebbe costretto ad aspettare la fine. Doc invece penserebbe continuamente ai pazienti lasciati in ospedale, perché lui vive solo per quello. Però sono sicuro che entrambi uscirebbero soddisfatti: è uno spettacolo veloce, emozionante, divertente”.In effetti il ritmo è una delle caratteristiche dello spettacolo. Quanto oggi conta trovare un linguaggio immediato, soprattutto per riportare il pubblico a teatro?“Conta tantissimo. Io non so quale sia la formula segreta, ma oggi siamo abituati a contenuti sempre più brevi, consumati velocemente sul telefono. Tenere viva l’attenzione per più di pochi minuti è diventato complicato. Però il teatro è ancora una scelta consapevole: compri un biglietto, vai in sala, ti siedi e ti predisponi all’ascolto. E già questo è un risultato enorme. Per questo penso che l’artista abbia una responsabilità: offrire il miglior intrattenimento possibile. Chi viene a teatro ha già fatto molto più del dovuto, soprattutto oggi che basta prendere un telefono e guardare qualsiasi contenuto in qualunque momento. Da una parte, per noi attori, è una grande opportunità perché esistono più piattaforme e più lavoro. Dall’altra, però, aumenta anche la responsabilità sulla qualità di quello che proponi”.Il prossimo impegno sarà Nella gioia e nel dolore, la tua terza collaborazione con Ferzan Özpetek. Cosa ritrovi ogni volta nel suo sguardo che ti spinge a tornare ancora nel suo cinema?“Con Ferzan è davvero come tornare a casa. Quando lavori con un regista che ti conosce così bene, hai la certezza che sappia esattamente dove portarti. Con lui non devo inventarmi nulla: riesce a trasmettermi il personaggio con grande chiarezza. Sul set si crea sempre una dimensione di familiarità e fiducia totale, ed è una sensazione molto piacevole. Per questo sono entusiasta di ricominciare”.Ma quanto oggi, anche attraverso la paternità, scegli i progetti pensando non solo all’attore ma anche alla persona che vuoi essere e all’eredità umana che certe storie possono lasciare ai tuoi figli?“Assolutamente sì. Faccio valutazioni molto diverse rispetto a quando avevo venticinque anni. Prima ero molto più disposto a sperimentare, oggi lo sono meno. Adesso tengo presente anche il fatto che mia figlia Nina può accendere la televisione e vedere qualcosa fatto da suo padre, oppure sentire qualcuno fermarmi per strada per parlarmi di un mio lavoro. E quindi sento una responsabilità ancora più forte rispetto a quello che scelgo”.Napoli è tornata più volte nel tuo percorso, anche con Sirene. Che rapporto hai costruito con questa città e cosa ti colpisce oggi della sua energia creativa e cinematografica?“Napoli mi ha davvero folgorato. Ho vissuto qui quattro mesi meravigliosi durante le riprese di Sirene: avevo una casa bellissima sul mare ed ero completamente immerso in quella bellezza di cui tutti parlano quando parlano di Napoli. Avevo aspettative alte, ma la realtà le ha superate. Trovo Napoli una città straordinaria. È un po’ che non torno davvero per viverla, tra pandemia e i bimbi, ci sono passato spesso ma senza fermarmi abbastanza. Però resta una città che mi ha colpito profondamente”.E chissà che il ritorno a Napoli non possa essere doppio: prima all’Augusteo e poi il 6 giugno, semmai, per la vittoria ai Nastri d’Argento…“Esatto, i Nastri quest’anno saranno proprio a Napoli. Vediamo, lo scopriremo presto”.







