“Se l’arte dell’immedesimazione fosse insegnata a scuola avremmo una generazione di empatici, e ci sarebbe una società migliore.” A dirlo è Luca Argentero, protagonista di Una famiglia sottosopra di Alessandro Genovesi, presentato ad Alice nella Città e in uscita nelle sale il 6 novembre con Eagle Pictures. Nel film Argentero interpreta un uomo che ha delle buone ragioni per essere deluso dalla vita: non lavora più da anni, la moglie (Valentina Lodovini) si sta lentamente allontanando da lui, e i tre figli sono tanto insopportabili quanto irrispettosi. Dopo un compleanno trascorso in un parco divertimenti, l’indomani mattina la famiglia — suocera inclusa — si risveglia in una realtà stravolta: ognuno è finito nel corpo di un altro. È l’inizio di una commedia caustica e affettuosa che parla di ascolto, identità, e del fragile equilibrio della vita domestica.

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“Raccontiamo una famiglia esaurita che ha smesso di parlarsi,” spiega Argentero. “E grazie a questo scambio di corpi si fanno delle domande e si danno delle risposte per capire meglio le persone che hanno accanto. Una famiglia funziona solo se ti ci dedichi.” Se potesse vivere nel corpo di un membro della sua famiglia per una settimana, aggiunge sorridendo, “sceglierei quello di mio figlio: mangerei, dormirei, verrei scarrozzato ovunque. Sarebbe piacevole, mi riposerei un po’”. “Essere Luca Argentero è scomodo, è troppo bravo, buono, bello, perfetto”, scherza Valentina Lodovini, che nel film interpreta sua moglie. “Prima delle riprese l’ho chiamato per chiedergli se avesse un tic o un gesto ricorrente. Dopo avermelo svelato, ho lavorato su quello per evitare di farne una macchietta”. Sull’empatia l’attrice è d’accordo con il collega: “Dovrebbe essere introdotta come materia a scuola, soprattutto oggi, in un mondo che ci spinge ad avere giudizi e pregiudizi. Il cinema è anche questo: un lavoro collettivo, in cui si impara insieme”. Incontriamo Luca Argentero a margine della presentazione del film, in un hotel del quartiere Prati.