Un nuovo scontro si sta verificando, in queste ore, tra la famiglia del piccolo Domenico Caliendo, bambino morto dopo un trapianto di cuore, e l’Azienda ospedaliera dei Colli. La direzione strategica dell’azienda, da cui dipende il Monaldi, ha replicato duramente alle dichiarazioni dell’avvocato Francesco Petruzzi, legale dei genitori del piccolo.Al centro della polemica c’è il ruolo del medico legale dell’azienda nella fase tecnico-giuridica aperta dopo la morte di Domenico. Petruzzi aveva sollevato dubbi sulla presenza di un medico legale di riferimento per l’Azienda dei Colli, chiamando in causa il dottor Cosimo Maiorino, indicato nei verbali degli incontri come medico legale della struttura e secondo Petruzzi dimissionario. Il legale aveva anche annunciato che, in assenza di chiarimenti entro lunedì, avrebbe chiesto le dimissioni della direttrice generale Anna Iervolino, rivolgendosi anche al presidente della Regione Campania Roberto Fico.La replica dell’Azienda dei ColliLa risposta dell’Azienda dei Colli è arrivata con una nota dai toni molto netti. "La direzione strategica dell’Azienda Ospedaliera dei Colli resta basita alla lettura delle dichiarazioni odierne dell'avv. Petruzzi. Sono parole assolutamente prive di fondamento e per questo incomprensibili", si legge nel comunicato.L’azienda smentisce soprattutto il passaggio relativo al medico legale. "Il dottore Maiorino, che nella vicenda è il medico legale dell'Azienda Ospedaliera dei Colli, non si è mai dimesso, né ci ha mai pensato; continua a svolgere il suo lavoro unitamente ai legali incaricati dall’Azienda"."Ultimatum irricevibile"Nella nota la direzione strategica definisce "irricevibili e intollerabili" l’ultimatum e le parole dell’avvocato Petruzzi. L’azienda considera "del tutto improprio" chiamare in causa il direttore generale e il presidente della Regione Campania su attività che, in questa fase, vengono definite "strettamente tecnico-giuridiche" e rimesse ai soggetti incaricati.Poi il passaggio più duro: secondo l’Azienda dei Colli, gli avvocati dovrebbero attenersi ai doveri di "continenza, correttezza e lealtà" della professione forense, evitando dichiarazioni pubbliche non aderenti ai fatti e con toni ritenuti suggestivi. L’azienda annuncia infine di riservarsi "di tutelare nelle sedi competenti la serenità, l’onorabilità e l’immagine della Azienda Ospedaliera dei Colli e dei suoi professionisti".La morte di Domenico CaliendoLa vicenda è quella dell’inchiesta sulla morte di Domenico Caliendo, il bambino di due anni e quattro mesi morto il 21 febbraio scorso al Monaldi dopo un trapianto di cuore. Il piccolo era rimasto ricoverato per quasi due mesi dopo l’intervento, avvenuto a dicembre con un organo arrivato da Bolzano e poi risultato danneggiato.Sul caso indaga la procura di Napoli. Gli accertamenti riguardano le fasi dell’espianto, del trasporto dell’organo e del trapianto eseguito al Monaldi. Secondo quanto emerso finora, il cuore sarebbe stato compromesso durante il trasporto, con l’ipotesi del ghiaccio secco usato al posto del ghiaccio normale.Negli ultimi giorni è emerso anche il contenuto di una registrazione consegnata alla procura, nella quale il cardiochirurgo Guido Oppido avrebbe parlato del momento in cui il cuore di Domenico era già stato tolto prima che fosse chiaro il danneggiamento dell’organo da trapiantare. Anche questo elemento è finito nel quadro degli accertamenti sulla catena di decisioni assunte prima e durante l’intervento.