Ritamorena Zotti
09 maggio 2026 18:00
Dal 3 al 5 luglio 2026, al Parco Dora di Torino, debutta Taverna Futurista, un nuovo progetto gastronomico che prova a sottrarre il fine dining al suo habitat più prevedibile, il ristorante, il rito, la liturgia per metterlo dentro uno spazio molto più instabile, affollato e vivo: il Kappa FuturFestival.Gli chef e la cucina futurista, nel suo anniversarioIl nome guarda apertamente al Futurismo, a novantacinque anni dall’inaugurazione del primo e unico ristorante futurista. Un riferimento che il progetto rilegge in chiave contemporanea. Un’idea di esperienza totale, in cui cibo, atmosfera e visione concorrono a definire un linguaggio comune. Anche l’allestimento si muove in questa direzione con un riferimento a Mercurio passa davanti il Sole di Giacomo Balla e un dialogo visivo con la palette del festival. Di giorno, pranzi serviti in forma seduta, pensati come percorsi degustazione capaci di restituire la cifra di ogni cuoco. La sera, invece, il tono cambia: il formato diventa più mobile, le cene si fanno in piedi, la dimensione conviviale prende il sopravvento e il racconto si apre a formule più libere, meno codificate, più vicine al ritmo del festival. Il risultato è un programma che alterna degustazioni d’autore, street food siciliano, cicchetti veneziani e convivialità piemontese.Il cuochi di Taverna Futurista il 3 e 4 luglioAd aprire il programma, venerdì 3 luglio, sarà Davide Di Fabio del ristorante Dalla Gioconda di Gabicce Monte. La sua cucina, fondata su equilibrio, tecnica e memoria, sembra particolarmente adatta a misurarsi con un contesto così insolito senza perdere precisione. Per lo chef, Taverna Futurista rappresenta anche un punto d’incontro tra due immaginari solo apparentemente distanti: “Cucinare a Taverna Futurista, sulle orme di Filippo Tommaso Marinetti, durante il Kappa FuturFestival sarà per me un’esperienza unica, irripetibile, perché unisce le mie due più grandi passioni: la cucina e la musica. Sono uno chef, ma mi diverto anche a fare il DJ”, ci racconta, “credo che questi due mondi abbiano molto in comune: ritmo, passione e creatività. Ho sempre pensato che selezionare suoni come fossero ingredienti e costruire set come fossero menu segua lo stesso percorso: due mondi diversi, ma profondamente simili”.In serata si passerà a Palermo con Tiziana Francoforte del Gagini Restaurant, chiamata a lavorare sull’immaginario della Vucciria attraverso una proposta ispirata allo street food siciliano: un cambio di tono netto, più diretto, più urbano, più esposto. Sabato 4 luglio toccherà a Francesco Brutto di Venissa, tra le presenze più solide e interessanti della cucina italiana contemporanea. Il suo lavoro, da anni legato alla laguna veneziana, alla biodiversità e a una riflessione concreta sulla sostenibilità, porterà al festival una visione fortemente territoriale, ma tutt’altro che chiusa. Per Brutto, il legame con Taverna Futurista passa anche dalla cultura club e dalla scena elettronica, intese come spazi di incontro, attraversamento e relazione: “La club culture e la musica in generale hanno sempre unito persone da tutto il mondo, di ogni religione ed etnia, e personalmente ho sempre sentito una connessione profonda con l’intera scena elettronica italiana e internazionale. Per questo motivo, poter cucinare per persone che, attraverso la loro arte, non fanno soltanto musica, ma costruiscono ponti e abbattono muri, è non solo un grande onore, ma anche motivo di orgoglio”. La sera, il registro si alleggerisce e guarda al modello del bacaro, tra cicchetti e socialità diffusa, in una Venezia riletta senza folklore.La chiusura del festival di musica elettronica il 5 luglioLa chiusura, domenica 5 luglio 2026, è affidata a Enrico Crippa. La sua cucina, così precisa da sembrare talvolta quasi botanica, lavora da anni su un’idea di paesaggio tradotta in forma gastronomica. Per lo chef del Piazza Duomo di Alba, Taverna Futurista rappresenta anche un debutto fuori dalla cornice più consueta del fine dining. Come spiega, “ho sempre guardato al Kappa FuturFestival con curiosità e interesse. Portare per la prima volta la mia cucina in un festival musicale nasce dall’amicizia e dalla stima che condivido con Gigi, Juni e Gian Luca, gli organizzatori del Festival. Taverna Futurista sarà un’occasione per esprimere la mia visione culinaria in un nuovo contesto, dove musica ed emozione si incontrano”. A concludere Taverna Futurista, la sera, sarà invece Dennis Panzeri de La Piola, con una proposta che guarda alla convivialità piemontese e chiude il programma in una chiave più sciolta, più popolare, ma non meno identitaria. Anche nel suo caso il parallelismo è semplice e giusto: techno e cucina, osserva, hanno in comune il fatto di “creare momenti che restano”.Il senso dell’alta cucina “fuori contesto”La cosa più interessante è proprio il tentativo di spostare il contesto. Taverna Futurista non mette semplicemente alcuni chef dentro un festival per elevare l’offerta gastronomica. Prova piuttosto a capire se l’alta cucina possa esistere anche fuori dalla sua cornice abituale, senza perdere complessità ma rinunciando a una parte del suo apparato cerimoniale. In questo senso, il progetto dice qualcosa anche del presente. Da tempo il cibo non è più soltanto consumo o intrattenimento, ma un linguaggio che attraversa design, moda, arte, turismo, spettacolo. Più raramente, però, questo intreccio riesce a prendere una forma coerente. Se funzionerà, Taverna Futurista potrebbe essere un piccolo esperimento ben costruito su come rendere il fine dining meno separato, meno rigido e più disposto a stare nel mondo così com’è.Enrico Crippa fuori dal grande ristorante: l’intervistaAbbiamo inoltre dialogato con Enrico Crippa, protagonista della giornata conclusiva, per capire che cosa significhi portare una cucina fondata su precisione, natura e paesaggio dentro un contesto radicalmente diverso come quello di un festival elettronico.Che cosa cambia, per uno chef, quando la propria cucina entra in uno spazio attraversato dalla musica, dalla folla e da un’energia così instabile?Quando la cucina esce dal ristorante per entrare in uno spazio pieno di energia, vibrazioni e oserei dire “elettrico”, dominato dalla musica e dalla folla, lo chef deve confrontarsi con una nuova dimensione dove non esiste più l’atmosfera ovattata e silenziosa della sua sala ma il suono è amplificato.E le scoperte dell’alta cucina che esce dalla sua cornice abituale quali possono essere?In questo caos, il cliente non ha più la stessa concentrazione sul piatto, quindi lo chef deve saper reagire per far sentire tra le vibrazioni sonore la sua voce, ovvero i suoi piatti.Come cambia il modo di pensare un menu quando deve dialogare con musica, movimento e pubblico?Personalmente non vedo molti cambiamenti. Per me progettare un menu significa trovare un dialogo con la creatività e io amo trarre ispirazioni dalle arti, che siano visive come la pittura o colpiscano la sfera sonora come la musica.Quanto ti interessa una cucina che non si esaurisce nel piatto, ma dialoga con atmosfera, spazio e immaginario?Un piatto è armonia, ritmo, esattamente come un quadro o un brano musicale. In questa proposta però il cibo deve diventare dinamico, perché alla base dell’ispirazione dei Futuristi troviamo la provocazione e quindi la fantasia può maggiormente liberarsi e azzardare mantenendo però la profondità dei sapori dell'orto, per me prioritari Che cosa deve restare intatto della tua cucina quando cambia completamente il contesto in cui viene servita?Ciò che non può cambiare è il rispetto assoluto per la materia prima. Anche in mezzo a luci stroboscopiche e musica elettronica, la carota deve sapere di carota, colta al mattino. La tecnica può semplificarsi nella forma, ma la pulizia del gusto e il legame con la stagione sono i miei punti fermi.Che rapporto hai, personalmente, con la musica? È qualcosa che entra mai nel tuo modo di pensare o vivere la cucina?Personalmente, vivo la cucina con una disciplina, ma la musica può essere una compagna preziosa. Ultimamente ho voluto creare un luogo a fianco dalle sale principali, Studio +, dove accolgo gli ospiti come se fossero a casa mia e amo dare loro il benvenuto in un salottino colmo dei miei vinili del cuore.Taverna Futurista prova a rendere il fine dining meno separato e più immerso nel presente. È una direzione che senti vicina alla cucina contemporanea?Sì, sento questa direzione molto vicina. La cucina contemporanea non può più permettersi di essere una torre d'avorio. Deve sapersi riappropriare della realtà, del presente, dei nuovi linguaggi. Rendere il fine dining meno separato significa renderlo accessibile nell'emozione.La tua cucina è spesso raccontata attraverso precisione, natura, colore e paesaggio. In un contesto così diverso, c’è qualcosa della tua ricerca che senti emergere con più forza?In un contesto urbano, la mia ricerca sul mondo vegetale emerge con ancora più forza per contrasto. In mezzo al "rumore", il sapore puro e fresco di un ortaggio o di un fiore diventano rivoluzionari. È il paesaggio che giustamente si riprende il suo spazio.Hai costruito nel tempo una cucina molto riconoscibile, legata a un’idea precisa di paesaggio, materia vegetale e sensibilità estetica. Che cosa ti interessa oggi mettere in discussione, o portare altrove, di questa identità?Oggi mi interessa portare il mio orto ancora più al centro della mia offerta gastronomica e già questa occasione, così inusuale e inaspettata è il modo migliore per testare se il mio linguaggio e le mie idee possono essere universali o se sono più legate e appropriate alla mia bellissima sala rosa ad Alba.






