Operazione della Direzione investigativa antimafia (Dia)
Il Consiglio regionale del Piemonte, nella seduta di ieri, 12 maggio, ha approvato, all'unanimità, una modifica alla legge regionale 14/2007, che tra le altre cose legate alla prevenzione ed al contrasto della criminalità organizzata, regolamenta il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie.Dopo lo scandalo della 'Bisteccheria d'Italia', che a Roma ha fatto cadere il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, ed a Torino la vicepresidente ed assessora al Lavoro ed all'Istruzione, Elena Chiorino, la Giunta del presidente Alberto Cirio, il quale detiene la delega alla Legalità, ha voluto dare un segno (dietro proposta di Maurizio Marrone, ora vicepresidente ed assessore con molte deleghe, fra cui Usura e beni confiscati) per cacciare via la brutta aria che è tirata, fino a qualche tempo fa, a Biella, nella città sotto la Mole e nella Capitale.L'accusa che ha fatto tremare Delmastro e Chiorino riguarda un affare che sarebbe stato fatto con prestanome del clan camorristico legato al boss Michele Senese. In Regione Piemonte è stato chiamato in causa anche Davide Zappalà, consigliere di Fratelli d'Italia coinvolto nella vicenda in quanto ex socio della bisteccheria ma rimasto al suo posto, a Palazzo Lascaris (dove oggi è presente anche Chiorino come semplice consigliera), perché non avente incarichi istituzionali.L'80% dei beni è inutilizzatoLa novità votata in aula, da maggioranza di centrodestra ed opposizioni di centrosinistra, vuole dare il là per un migliore riuso dei beni confiscati alle mafie, che in Piemonte sono oltre 300, non pochi: segno di quanto nei decenni la criminalità organizzata si è infilata in territori, anche torinesi, che in un tempo non lontanissimo quasi si aveva timore di definire persuasi, sporchi, mafiosi. Oggi non è più così, pure politica ed imprenditoria ne hanno preso, almeno pubblicamente, atto.“Anche gli enti del Terzo settore potranno ricevere i contributi per gli interventi di riutilizzo sociale dei beni” sottolineano dal Consiglio regionale, specificando: “I beni confiscati assegnati al Terzo settore rimarranno di proprietà pubblica, mentre i lavori di ristrutturazione continueranno a essere a carico dei Comuni”. In aula ha preso la parola il sempre presente - a differenza di molti altri, denunciano sovente le minoranze - assessore ai Rapporti con il Consiglio, Gian Luca Vignale.“Questa norma è necessaria per fare in modo che gli oltre 300 beni confiscati presenti in Piemonte possano essere realmente usati: oggi oltre l’80% di questi beni non è ancora utilizzato - ammette l'assessore -. Sappiamo però che questo da solo non è sufficiente: la gestione dei beni resta una sfida complessa. Un patrimonio pubblico non utilizzato è qualcosa che non possiamo permetterci”. Vignale ha così concluso: “Sarà fondamentale proseguire il lavoro, insieme a Comuni e Terzo settore, affinché sempre più beni confiscati possano tornare a disposizione delle comunità”.Scalare la classifica antimafiaDurante le dichiarazioni di voto, che sono state molte (tra cui Silvio Magliano - Lista Cirio, Gianna Gancia - Lega ed Alice Ravinale - Alleanza verdi e sinistra), aventi la stessa finalità, ovvero l'approvazione della modifica legislativa e il favorimento del riutilizzo dei beni confiscati, è intervenuto anche il presidente della commissione Legalità, cioè Domenico Rossi, consigliere regionale del Partito democratico.“La lotta alle mafie non può essere delegata solo ad azioni di natura repressiva - ha premesso il democratico -. E’ fondamentale rafforzare gli aspetti sociali e culturali: da questo punto di vista il riutilizzo sociale dei beni confiscati è un messaggio potentissimo. Finalmente, dopo anni in cui lo abbiamo chiesto, anche in Piemonte sarà possibile supportare direttamente gli enti del Terzo settore che gestiscono beni confiscati, come già avviene in altre Regioni”.Infine Rossi ha voluto evidenziare e porre un obiettivo comune: “È un passo avanti che può consentire all’ecosistema piemontese di scalare la classifica nazionale nella capacità di valorizzare e riutilizzare socialmente questi luoghi, per rendere il Piemonte una delle Regioni più virtuose nell’utilizzo dei beni confiscati”, che sono davvero tanti ma ancora troppo vuoti.







