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Ultimo aggiornamento: 12:45

“Criminali senza scrupoli che hanno piegato le loro competenze imprenditoriali al perseguimento del soldo facile”, si legge nelle 291 pagine del decreto di confisca di 205 milioni di euro contro i fratelli Cuono, Giovanni e Salvatore Pellini.

Lo Stato si è così riappropriato di quanto restituito due anni fa, per un vizio formale, agli imprenditori responsabili di uno dei peggiori disastri ambientali nella Terra dei Fuochi. La confisca è stata disposta dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Napoli (presidente Teresa Areniello) per i fratelli Pellini, che operavano nel settore del recupero, smaltimento e riciclaggio di rifiuti urbani e industriali. Uno di loro era un carabiniere, fu sospeso dal servizio nel 2006.

Il Gico del Nucleo della Polizia economica finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli ha messo i sigilli a 8 aziende tra Napoli, Frosinone e Roma, 224 immobili tra Napoli, Salerno, Caserta, Cosenza, Latina e Frosinone; 75 terreni; 70 rapporti finanziari, 72 auto, 3 barche e 2 elicotteri. Secondo le indagini parte delle loro ricchezze sono frutto del traffico illecito di rifiuti nella cosiddetta Terra dei Fuochi. Siamo forse al dunque di una lunga e tortuosa vicenda giudiziaria iniziata nel 2017 e culminata tra mille polemiche nel marzo 2024, quando la Cassazione decise di restituire ai Pellini un patrimonio di circa 220 milioni di euro a causa della tardività del decreto di confisca di secondo grado.