Redazione
14 maggio 2026 12:54
Foto archivio
Non sarebbe una boccata d’ossigeno, ma un “cambio di rotta miope”. Questo il giudizio di Sunia e Cgil sul nuovo Piano Casa del Governo: per il sindacato degli inquilini e la Camera del Lavoro, il provvedimento non solo non risolve la crisi, ma abdicherà al ruolo pubblico della casa per consegnarlo alle logiche del mercato e dei fondi immobiliari. Lo riferisce la Dire. I numeri della crisiLa fotografia scattata dai sindacati sull’area metropolitana di Bologna descrive una situazione “da tempo grave e insostenibile”. I dati del 2024 parlano di una pressione sociale che non accenna a diminuire: tra città e provincia si contano 2.827 procedure di esecuzione di sfratti già convalidate. Solo nell'ultimo anno, i giudici hanno siglato 268 sfratti per finita locazione e 367 per morosità.La difficoltà delle famiglie emerge chiaramente dalle richieste di aiuto rivolte alle istituzioni locali: il bando affitto 2025 del Comune di Bologna ha registrato 3.383 domande di contributo, mentre sono ben 6.270 i nuclei familiari in lista d’attesa per l’assegnazione di un alloggio ERP (Edilizia Residenziale Pubblica).Registrati alla sezione Dossier BolognaToday“Dalla casa come diritto, alla casa come investimento”“L’impianto generale appare orientato a trasformare la casa da diritto a investimento, passando dalla programmazione territoriale alla gestione commissariale centralizzata”, denunciano i sindacati.Il timore principale è che la parificazione tra edilizia pubblica e sociale (gestita da privati) finisca per penalizzare i redditi più bassi: “Si introduce una sostanziale equiparazione che indebolisce il ruolo centrale dell'ERP, aprendo a una progressiva privatizzazione e affidandosi quasi esclusivamente al mercato. L'impianto generale del provvedimento - continuano - appare infatti orientato a spostare il baricentro delle politiche abitative dal pubblico al mercato, dalla casa come diritto, alla casa come investimento”.Anche sul fronte dei finanziamenti, il sindacato solleva dubbi sulla reale entità degli investimenti. I 970 milioni di euro annunciati per il recupero del patrimonio pubblico sarebbero, secondo l'analisi sindacale, in gran parte “risorse già esistenti e semplicemente riallocate da altri fondi”.Numeri e tendenze di un mercato che non conosce crisi, quello dell'immobiliare di lussoDove puoi permetterti di vivere a Bologna con il tuo stipendioResta poi il tema degli alloggi popolari: “È molto grave il rilancio della vendita del patrimonio ERP – protestano Sunia e Cgil – ancora una volta si propone di alienare case popolari senza garantire un reale reinvestimento nel patrimonio pubblico”.Per le sigle sindacali, Bologna e il Paese avrebbero bisogno dell'esatto contrario di quanto previsto dal decreto: più edilizia pubblica, canoni realmente sostenibili e un contrasto netto alla speculazione immobiliare. Il rischio, concludono, è che la gestione affidata a commissari straordinari e partenariati pubblico-privati riduca il peso democratico dei territori, lasciando i Comuni senza strumenti per rispondere a un'emergenza sociale che, a Bologna, ha già superato il livello di guardia.Iscriviti al canale Whatsapp di BolognaToday







