La carenza di impianti e il conferimento abusivo dai comuni limitrofi gonfiano i costi di un servizio che fatica a raggiungere gli standard europei. Per alleggerire la pressione fiscale, l'amministrazione punta ora sulla lotta ai morosi e su una gestione più rigorosa del territorio. Dossier ricostruisce i numeri e le cause di una criticità strutturale che non accenna a risolversi
Ogni anno arriva il report, ogni anno Catania è in cima alla classifica. Non quella degli investimenti, non quella della qualità dei servizi. Quella della Tari: la tassa che i cittadini pagano per vedere sparire i propri rifiuti dal marciapiede. Nel 2025, una famiglia catanese di tre persone ha versato 602,28 euro. La media nazionale è 340. Il divario è del 77 per cento, e non tende ad assottigliarsi. Federconsumatori Sicilia ha pubblicato nei giorni scorsi il suo report rifiuti annuale. I numeri cambiano di poco, la sostanza non cambia affatto. Catania è la città più cara d'Italia per lo smaltimento dei rifiuti urbani e chi vive da solo non se la cava meglio: 364,56 euro l'anno per un monolocale di 60 metri quadrati, più di quanto paghi, ad esempio, un intero nucleo familiare a Messina. Dossier ha incrociato i dati di Federconsumatori con quelli sulla raccolta differenziata in provincia, con lo stato dei centri di raccolta sul territorio etneo e con le scelte - ancora in corso - sulla gestione futura dei rifiuti indifferenziati in Sicilia.Lavatrici, frigoriferi, lampadine, tablet da smaltire...








