B.B.
16 maggio 2026 11:35
Poco più di uno su quattro. A Padova e provincia è infatti pari al 25,9% la percentuale di residenti che, mediamente, può raggiungere entro 15 minuti a piedi i servizi privati di prossimità quali come negozi, supermercati, palestre, saloni di parrucchiere. È quanto emerge dall’analisi realizzata dal Centro Studi Tagliacarne attraverso il progetto Urban Pulse 15, che misura l’accessibilità dei servizi privati in base ai tempi di percorrenza a piedi della popolazione dalla propria abitazione, secondo il concetto di “Città dei 15 minuti” teorizzato dall’urbanista franco-colombiano Carlos Moreno.«Non una bella classifica - ammette Patrizio Bertin, presidente di Confcom Confcommercio Veneto Padova - che ci pone al 76° posto tra le 107 province italiane. Ci preoccupa vista la continua chiusura di negozi alla quale stiamo assistendo».«Ovviamente le province delle grandi città - continua Bertin - sono in qualche modo privilegiate dalla grande quantità di esercizi o risultano ai primi posti per un territorio poco esteso, per cui, come tutte le indagini statistiche, va fatta la debita tara». Che comunque Bari sia seconda (52,3%), Milano terza (51,1%), Napoli quarta (50,4%) e Roma sesta (47,1%) è un dato di fatto che conferma che nelle grandi città sia più facile raggiungere un servizio, così come è più facile a Trieste (ottava, 46,2%) dove i comuni della provincia sono solo sei.La ricerca del Centro Studi Tagliacarne prova poi a fornire un’indicazione su aspetti “settoriali”. Ad esempio, dal punto di vista della funzione sociale, i servizi più facilmente raggiungibili a piedi entro 15 minuti sono quelli definiti dalla ricerca come “Living” (45,3%), cioè i servizi di quartiere e alla persona, come parrucchieri e sartorie. Seguono i servizi “Mobility” (43,9%), legati ai mezzi di trasporto personali, come meccanici e gommisti, e i servizi “Caring” (41,8%), che comprendono quelli sanitari e di cura e assistenza alla persona e all’infanzia. Più distanti, invece, i servizi “Supplying” (33,8%), collegati al commercio alimentare e non alimentare.«Una percentuale piuttosto bassa, quest’ultima - riflette il presidente di Confcom - che conferma come il negozio di vicinato sia sempre più “distante” per chi si muove a piedi e diventi, di fatto, indispensabile muoversi in auto per raggiungere le zone periferiche per soddisfare le necessità di ogni giorno. Una sorta di cane che si morde la coda:meno negozi significano meno cittadini-clienti nei centri storici e meno cittadini significano meno negozi».Ma se il “Supplying” non va benissimo, va peggio per i servizi “Enjoying” (27,7%), cioè relativi al tempo libero, alla socialità, alla cultura, allo sport, e al “Learning” (21,7%) ovvero legati all’istruzione e alla formazione non obbligatoria. Un fenomeno che riflette la naturale concentrazione territoriale di queste attività, spesso localizzate nei centri urbani o in poli specifici. Un ultimo aspetto che la ricerca affronta è quello dell’accessibilità ai servizi in base all’età. Tenendo conto delle diverse velocità di camminata, la quota della popolazione che può raggiungere mediamene i servizi di prossimità entro 15 minuti a piedi passa dal 37,8% tra i 15 e i 49 anni al 32,0% tra gli over 70. La riduzione è ancora più marcata per le funzioni meno diffuse sul territorio, come “Enjoying” che passa dal 29,3% tra i 15-49 anni al 24,7% tra gli over 70 e “Learning” dal 23,4% al 18,9%. «Di questo dobbiamo essere più che preoccupati - conclude il presidente - perché l’accessibilità ai servizi di prossimità dipende sempre più dalle caratteristiche demografiche della popolazione. Dove l’offerta di servizi è relativamente distante dai luoghi di residenza, la popolazione più anziana (che sta sempre più aumentando) risulta infatti più penalizzata, con possibili riflessi negativi in termini di autonomia negli spostamenti e inclusione territoriale».






