Pavia. Entro i prossimi 10 anni, il numero degli infermieri al lavoro in provincia calerà di quasi un quarto, mentre già oggi (a livello nazionale) la maggior parte delle assunzioni riguarda professionisti che cambiano azienda, non nuovi colleghi che entrano nel mercato del lavoro. Questo lo scenario tratteggiato da Matteo Cosi, presidente di Opi Pavia, l’Ordine delle professioni infermieristiche che in provincia conta 4.600 iscritti.

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«Le aziende sanitarie hanno 10 anni di tempo per attuare modelli organizzativi basati su un minor numero di infermieri, ma più specializzati che in passato. Secondo i nostri calcoli, in questo arco temporale il numero di colleghi diminuirà del 23 per cento in provincia a causa dei pensionamenti di chi ha cominciato a lavorare negli anni Settanta, con le nuove leve che non riescono a compensare le fuoriuscite. Già oggi, invece, il 60 per cento delle assunzioni nazionali sono in realtà trasferimenti di infermieri in servizio presso altre aziende, che cambiano lavoro come un meccanismo di vasi comunicanti. Il sistema galleggerà su questi numeri, poi arriverà il calo. È per questo che la professione va ripensata». Una previsione rilasciata all’indomani della Giornata mondiale dell’infermiere, che sarà celebrata sabato in piazza Duomo con un evento aperto alla cittadinanza. «Cambiare paradigma» La professione infermieristica sta vivendo un’epoca di profondi cambiamenti: da un lato, gli infermieri di oggi non sono più professionisti che si occupano della sola assistenza in corsia, ma colonne portanti dell’attività sanitaria di reparto e sul territorio. Dall’altro, tale ambito della sanità è afflitto da una crisi su più fronti: la discesa delle iscrizioni ai corsi di laurea (in particolare nelle università del Nord, Pavia inclusa), gli stipendi bassi e i pensionamenti stanno rendendo gli infermieri una risorsa più scarsa e preziosa che in passato. A ciò si aggiunge l’organizzazione ospedaliera, che – secondo Opi – in certi casi non valorizza le competenze che tali lavoratori hanno acquisito negli anni. È stata però avviata una trasformazione: il ministero dell’Università ha varato tre nuove lauree magistrali che offriranno competenze cliniche evolute: la palla è ora nel campo degli atenei, che dovranno attivarle. «Crediamo sia uno dei passaggi fondamentali per la nostra professione – aggiunge Cosi – perché in futuro avremo sempre meno colleghi, ma più specializzati e in un contesto di lavoro stratificato». Opi ha spiegato che, nei prossimi giorni, chiederà un incontro all’università di Pavia in merito all’attivazione delle nuove magistrali. Un passaggio cardine secondo l’Ordine, che da tempo protesta contro le misure tampone messe in atto per ridurre le carenze in ospedale: «Far arrivare colleghi dall’estero – conclude il presidente Cosi – non è la strada giusta, perché in questo modo si copre solo una parte residuale del fabbisogno per il sistema. Un altro aspetto riguarda gli stipendi, che dovranno essere adeguati alle competenze: ci auspichiamo che tale principio venga ricompreso nei prossimi aggiornamenti dei contratti di lavoro, per tramite delle trattative tra sindacati e parte datoriale. Il terzo punto riguarda i cittadini: va spiegato che questa professione è cambiata. Sul nostro territorio abbiamo già organizzato diverse iniziative in merito».