In Italia le frane sono più di 684mila e costituiscono una minaccia per quasi 1,3 milioni di persone, pari al 2,2% della popolazione, e per più di 742mila edifici): lo indicano i dati aggiornati dell’Inventario dei fenomeni franosi in Italia (Iffi) dell’Ispra. «Anche la regione Puglia è purtroppo affetta da frane e dal rischio associato per strutture ed infrastrutture», osserva Giuseppe Esposito, dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Consiglio Nazionale delle Ricerche. «I fenomeni franosi avvengono nelle zone collinari o montane, come gli Appennini e le Alpi e si distinguono per dimensioni e velocità», ha aggiunto Esposito. In un caso su tre (33%) avvengono per scivolamento, come è avvenuto a Niscemi, oppure per colamento lento (18,3%), comune nell’Appennino Emiliano, in Basilicata e in Liguria. Non sono rare (12,1%) le frane a colamento rapido, di solito innescate da piogge intense su terreni argillosi e distruttive come quelle avvenute nel 1998 a Sarno e Quindici, o quelle del 1987 in Valtellina e ancora quelle registrate in Liguria, Umbria. Piemonte, Toscana e Molise. Ci sono anche le frane che avvengono nei territori devastati dagli incendi: «quando non ci sono più piante la pioggia non trova ostacoli e ha un impatto al suolo violento, determinando una forte erosione, oltre a colate di fango e detriti. Può accadere che queste arrivino nei centri abitati con una velocità e una violenza tali da invadere strade ed edifici, come è avvenuto in Val di Susa, a Bussoleno, nel 2018 in seguito a un incendio del 2017.
Frane e terremoti in Italia: ecco le regioni a rischio secondo i dati Ispra
La Basilicata rientra nella categoria a rischio per colamento lento (18,3%), comune nell’Appennino Emiliano e anche in Liguria















