“In Italia sono state censite 650 mila frane, due terzi del numero complessivo europeo: questo è un Paese fragile, per morfologia, e la presenza di 50 bacini idrici, con 370 corsi d’acqua minori, rappresenta un costante, potenziale rischio di inondazione per 650 mila cittadini. Non ci sono, complici gli effetti del cambiamento climatico, aree a rischio zero. Per questo, i nostri due nuovi Pai (acronimo di Piano per l’Assetto Idrogeologico) rappresentano una svolta epocale”. Marco Casini è il segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale (Aubac), ente pubblico responsabile della programmazione e della pianificazione territoriale per la gestione del rischio idrogeologico, la gestione e la tutela delle risorse idriche, la difesa delle coste, l’uso sostenibile del suolo dell’Italia centrale per una superficie complessiva di oltre 42 mila chilometri quadrati, 49 bacini idrografici limitrofi, incluse le rispettive acque sotterranee e costiere, all’interno delle regioni Abruzzo, Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Molise, Toscana e Umbria.

Marco Casini, segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale (foto: Renato Franceschin/Aubac)