La parete della frana, sul lato ovest di Niscemi, in alcuni punti misura oltre venti metri e lo smottamento prosegue verso la parte meridionale del paese, su un fronte di oltre 4 chilometri.
Le case in bilico sul precipizio potrebbero essere compromesse dall'avanzare della frana, fenomeno che sembra inevitabile per il tipo di terreno sabbioso sul quale poggiano, "che come suggerisce la letteratura scientifica - dice Riccardo Ferraro, consigliere della Sigea, la Società italiana di geologia ambientale -, ha un angolo di resistenza al taglio di 35 gradi". Questo significa che l'attuale inclinazione di circa 85 gradi, per trovare un assetto naturale potrebbe inghiottire altre case. Infatti, la zona rossa, inizialmente stabilita per centro metri dal profilo della frana, è stata avanzata di ulteriori 50 metri.
Secondo Giuseppe Collura, referente della Sigea, che si trova a Niscemi insieme al collega Michele Orifici, la parte terminale del cedimento di domenica scorsa "si sovrappone alla frana dell'ottobre 1997". Fenomeni non nuovi a Niscemi, se si considera, spiega il geologo, che da alcuni scritti risalenti al 1790 si parlava già di movimenti franosi".
Il terreno interessato alla frane ha uno strato sabbioso che poggia sull'argilla, "come si evince dalla colorazione della parete franata, gialla e grigia - continua Collura - Il terreno più in superficie, anche a causa delle forti piogge, scivola sull'argilla impermeabile". Il geologo dice che l'ipotesi ventilata da qualche studioso, di una cosiddetta faglia diretta, cioè un fenomeno tettonico, "non trova evidenza". Se il contesto geomorfologico è suscettibile alle frane, "il diffuso disordine e il marcato dissesto idrogeologico causato dalle incontrollate acque di scorrimento in città fanno il resto. Le acque si riversano su tutto il versante, creando incisioni profonde che aumentano la propensione al dissesto.











