Lo sport contemporaneo non è soltanto competizione e spettacolo, ma un vero e proprio settore lavorativo che richiede tutele paragonabili a quelle previste per qualsiasi altro ambito occupazionale. Nel convegno «Sport in sicurezza: prevenzione, tutela e primo soccorso», organizzato dall’Associazione UniVerso Studenti, nell’Università di Bari è emersa l’urgenza di aggiornare le normative vigente a tutela del diritto alla salute.
Aspetto cruciale è la necessità di un radicale cambio di paradigma: il campo da gioco deve essere considerato un ambiente di lavoro, caratterizzato da rischi specifici e misurabili. In questa prospettiva, la salute dell’atleta non può essere ridotta alla sola ottimizzazione della performance agonistica, ma deve essere riconosciuta come un diritto fondamentale dell’atleta-lavoratore, da tutelare attraverso i principi, gli strumenti e le metodologie proprie della medicina del lavoro. In altri termini, nonostante l’evoluzione normativa introdotta dal D.Lgs. 36/2021, che ha profondamente riformato l’ordinamento sportivo italiano e chiarito la centralità della sorveglianza sanitaria ad opera del medico del lavoro per atleti e lavoratori sportivi, quest’ultima resta ancora lacunosa sul piano applicativo. Le evidenze più recenti indicano che l’attuale sistema prevenzionistico risulta frequentemente circoscritto alla mera certificazione dell’idoneità agonistica, senza integrare un modello di sorveglianza sanitaria strutturato e continuativo. Ne deriva una carenza nel monitoraggio degli effetti a medio-lungo termine sulla salute, connessi all’esposizione cronica ai rischi specifici dell’attività sportiva, che per durata e caratteristiche risulta pienamente assimilabile a un’attività lavorativa.







