Il vomito sia nel cane che nel gatto è un sintomo abbastanza comune. Anche se non sempre si tratta di una malattia vera e propria, in molti casi può essere la spia di una patologia sottostante, a volte anche grave. Gli episodi isolati quasi sempre non destano preoccupazione, ma quando il vomito è frequente e con conati continui, magari accompagnati anche da nausea con intensa salivazione o dalla presenza di sangue, richiede un’immediata visita veterinaria.
È fondamentale distinguere quando il vomito è di tipo «passivo» come può essere il rigurgito del cibo, dal vomito «attivo» che si presenta con conati e contrazioni addominali. Non sono la stessa cosa e possono avere cause radicalmente diverse. Il rigurgito, presente soprattutto nel cane, di solito si verifica subito dopo aver finito il pasto; spesso viene causato dall’ingordigia con cui alcuni soggetti ingurgitano il cibo se non ci sono disturbi a carico dell’esofago. È facile capire che si tratta di un fenomeno parafisiologico perché, oltre ad essere passivo, gli alimenti vomitati non sono ancora per niente digeriti. Motivo per cui quasi sempre alcuni soggetti sono pronti a rimangiarseli e senza più vomitarli. Vi citerò un altro importante esempio di come nella specie canina vomitare, in caso di necessità, è addirittura spontaneo anche per soggetti in buona salute. È quello che fa mamma cagna nella fase di svezzamento dei propri cuccioli sulla quale ci soffermeremo tra breve. Come è noto, in condizioni di normalità i cuccioli allattano fino ai 28/30 giorni e si nutrono solo poppando al seno materno, ma poi il latte comincia a scarseggiare e da quel momento inizia la fase di svezzamento.







