Nel 2022 prima di trasferire la proprietà della nuova impresa di costruzioni di famiglia a una holding esterna al gruppo, scelta che secondo la Procura di Bari integrerebbe gli estremi della bancarotta distrattiva, i Matarrese hanno commissionato una perizia che valutava la società intorno ai 10 milioni. Un prezzo congruo - dicono - con quello a cui è stata portata a termine la vendita. È questo il fulcro della difesa degli imprenditori baresi finiti nel mirino del pm Lanfranco Marazia che ha chiesto e ottenuto dal gip Valeria Valenzi il sequestro impeditivo delle quote della «nuova» Salvatore Matarrese detenute dalla Imco: il trasferimento, secondo la Procura, avrebbe creato un danno da 7,5 milioni di euro ai creditori delle fallite società del gruppo.

La perizia verrà depositata in sede di interrogatorio preventivo fissato dal gip per decidere sulla richiesta di arresto ai domiciliari dell’ingegnere Salvatore Matarrese 64 anni, e dello zio Amato Matarrese, 83 anni (sono difesi dall’avvocato Domenico Di Terlizzi), oltre che degli amministratori Marco Mandurino, 57 anni e Nicola Locuratolo, 60 anni. L’interrogatorio dei due Matarrese è slittato al 27 maggio: è possibile che nel frattempo Amato si dimetta dalle cariche di amministratore della Strade e Condotte, cioè della sub-holding del gruppo che nel febbraio 2022 ha acquistato la nuova impresa di costruzioni Salvatore Matarrese nell’ambito della procedura di concordato preventivo della vecchia Salvatore Matarrese, e pochi giorni dopo l’ha ceduta allo stesso prezzo (7 milioni) alla Imco, la nuova holding esterna al gruppo che fa capo a 15 esponenti della famiglia. Operazione che, per il pm, è servita a sottrarre il gioiello di casa dalla procedura di fallimento della capogruppo Finba.