VENEZIA - Da una settimana il padiglione della Russia alla Biennale di Venezia è chiuso al pubblico, per effetto delle sanzioni europee che non hanno consentito l’apertura dopo la vernice dal 5 all’8 maggio. Quattro giorni caratterizzati dalle polemiche, a cominciare dalla vivace protesta delle Pussy Riot, che aveva avuto visibilità planetaria. Uno smacco intollerabile per il Cremlino, la cui reazione non si è fatta attendere troppo: l’altro ieri il collettivo femminista e anti-putiniano è stato inserito nel famigerato “Elenco di terroristi ed estremisti” stilato dal Servizio federale di monitoraggio finanziario.
L’OBIETTIVO Istituito dal presidente Vladimir Putin nel 2001, il Rosfinmonitoring si propone per il triennio 2024-2026 l’obiettivo di «proteggere il sistema finanziario e l'economia della Russia da minacce di riciclaggio di denaro, finanziamento del terrorismo, attività estremiste e finanziamento della proliferazione di armi di distruzione di massa». Su queste basi, venerdì la lista è stata aggiornata, aggiungendo la realtà denominata “associazione band punk Pussy Riot” al numero 709 delle organizzazioni «per le quali sono disponibili informazioni sul loro coinvolgimento in attività estremiste o terrorismo». L’accusa è stata formalizzata appunto pochi giorni dopo l’azione “Tempesta di Venezia” ai Giardini, ma è l’esito di un procedimento giudiziario avviato nei mesi scorsi: a dicembre il Tribunale distrettuale di Tverskoy aveva identificato il gruppo come «organizzazione estremista» e a febbraio la Corte d’appello di Mosca aveva confermato quella decisione. LE CONSEGUENZE Adesso che è avvenuta l’iscrizione nel portale contrassegnato dall’aquila bicipite, le attiviste (e i loro simpatizzanti, se ne supporteranno attivamente le iniziative) andrebbero incontro a due tipi di conseguenze, qualora tornassero in patria dall’esilio in cui di fatto si trovano fra l’Europa e gli Stati Uniti. Da un lato il blocco finanziario: l’ingresso nel registro implica il congelamento immediato di tutti i conti bancari, delle carte di credito e dei portafogli elettronici sul territorio della Federazione Russa. Dall’altro i rischi penali: qualsiasi utilizzo, menzione o diffusione dei simboli del movimento è ora punibile con lunghe pene detentive per le accuse di sostegno all'estremismo. Contestazioni che le Pussy Riot condividono con altre centinaia di realtà dalle estrazioni più varie: lo sterminato elenco va dagli jihadisti maghrebini di Al-Qaeda alle unità russe dei Testimoni di Geova, passando per la holding Meta Platforms che gestisce Facebook e Instagram. IL COMMENTO Proprio sulla loro pagina social, le Pussy Riot hanno commentato la notizia con la consueta ironia, pubblicando l’immagine di uno spillo che buca il palloncino dell’ego maschile. Ha aggiunto la leader Nadežda “Nadya” Tolokonnikova, al Gazzettino: «Bisogna chiedersi: è questo il comportamento di una superpotenza sicura di sé? Se 50 ragazze che saltano su e giù riescono a turbarli a tal punto da far loro perdere il sonno e arrivare a fare cose del genere, quanto sono davvero potenti?». L’attivista sperava in una risposta di Ca’ Giustinian, dove aveva lasciato una lettera per il presidente, verso cui non ha nascosto la propria delusione, con toni piuttosto pepati: «Mi piacerebbe avere un commento su questo da parte dell'amante del dialogo aperto Pietrangelo Buttafuoco, ma esce dalla sua tana per commentare solo quando ciò si adatta alle favole che sta cercando di raccontare».Biennale, Pussy Riot accusano l’ospite della Russia: «Ha portato via l’opera contro la guerra»






