È stata una lunga traversata, anche se l’ultima tappa è durata poco, appena 15 minuti e 17 punti: quelli necessari a Sinner per concludere vittoriosamente la semifinale interrotta ivenerdì notte per pioggia sul punteggio di 6-2 5-7 4-2 e vantaggio Medvedev con il russo al servizio, e guadagnarsi il big match di oggi contro Ruud. Per giunta alla presenza del Presidente Mattarella, talismano istituzionale che anche l’anno scorso si palesò, ma solo per la finale femminile vinta da Jasmine Paolini. Il cammino nel deserto era iniziato cinquant’anni anni fa, dopo l’ultima vittoria italiana al Foro in campo maschile, firmata nel 1976 da Adriano Panatta contro Guillermo Vilas, seguita nel 1977 e nel 1978 dalle due finali perse da Zugarelli contro Gerulaitis e dallo stesso Panatta contro Borg. L’anno scorso era toccato a Jannik affacciarsi, come Mosè, sulla terra di casa; senza però riuscire a impossessarsene per via dell’allora manifesta superiorità di Carlitos Alcaraz. Con il Niño in riparazione, stavolta l’impresa sembra possibile, probabile; anzi, quasi scontata, visti i precedenti. Contro l’avversario di oggi, Casper Ruud, la Volpe ha vinto quattro volte su quattro, senza perdere un set e concedendo prima 9, poi 6, poi 3, infine - lo scorso anno proprio qui nei quarti - appena un solo game (6-0 6-1). «Sinner e Alcaraz sono due unicorni», allegorizza Casper, ex numero 2 Atp rinato dopo una serie di infortuni, il matrimonio e la paternità. «Hanno dentro qualcosa di speciale. Se incontri Jannik però non devi pensare allo tsunami che hai davanti, alla serie di record che sta costruendo. Ma solo riflettere che anche lui è umano». E quindi a volte fragile, vulnerabile, attaccabile. Come a tratti è apparso nella prima tranche della semifinale contro Medvedev, quando a cavallo fra secondo e terzo set ha quasi vomitato in campo, ansimando nei recuperi, facendosi trattare per un malanno a una coscia. «Che problema ho avuto? Non so rispondere a questa domanda», la taglia corta il campeon, alimentando misteri. «Di sicuro è stata una partita molto difficile, fisica. Ho cercato di capire cosa funzionava meglio per me, come usare le energie per tirarmi fuori da una situazione complicata. Poi ho faticato a dormire, ma devi accettare il fatto che non tutti i giorni puoi essere al 100 per cento. Alla ripresa le condizioni erano molto diverse, c’era il sole. Ma durante l’intervista già ha ricominciato a piovere...». Le previsioni, e non solo quelle del meteo, per oggi sono le stesse: sereno variabile. Il paradosso di questo Sinner, arrivato alla sesta finale e alla 33ª vittoria consecutiva in un «1000», è che quest’anno non ha mai dato l’impressione di essere veramente al 100 per cento, l’infallibile Angelo Vendicatore dei momenti migliori. Un profeta che guarda avanti, al Roland Garros - preoccupatissimo che un qualche imprevisto possa compromettere l’obiettivo di stagione -, ma desideroso di essere celebrato anche in patria. «Sarà bello rivedere il Presidente Mattarella», dice Jannik, che Mattarella lo ha incontrato nel 2024, ma l’anno successivo ha declinato l’invito al Quirinale, scatenando un putiferio. «Il Presidente è importante per il nostro sport. L’ultima volta ero nervoso, specie al momento di parlargli. In campo ci sarà tanta Italia, Vavassori e Bolelli in doppio, io in singolare, e spero di dare il meglio di me. Casper sarà più fresco, ma a me le finali regalano sempre sensazioni particolari». La terra promessa è lì. Si tratta solo di prenderla. Eppure un brivido rimane.