Rallenta il percorso di Nicola Cosentino verso la riconquista della libertà. A una buona notizia, la riduzione di 14 mesi della pena complessiva, decisa dalla Corte d’Appello di Napoli ritenendo il vincolo della continuazione tra i due reati delle due condanne lontani nel tempo, ne segue una cattiva: la procura generale di Napoli guidata da Aldo Policastro vuole impugnare questa pronuncia. E lo spiraglio apertosi per chiedere l’affidamento ai servizi sociali, potrebbe chiudersi subito.
E’ un braccio di ferro in punta di diritto. Per comprendere cosa sta accadendo, partiamo da un dato: l’ex sottosegretario Pdl del governo Berlusconi sta scontando condanne per 14 anni, per un concorso esterno in associazione camorristica (risalente al 2009) e una corruzione degli agenti penitenziari compiuta mentre era in carcere (commessa nel 2015).
La Corte d’Appello ha accolto ha accolto le questioni giuridiche sollevate dall’avvocato dell’ex politico, Dario Vannetiello, riconoscendo il vincolo della continuazione. Un iter processuale complesso e snodatosi in quattro udienze, all’interno delle quali la difesa ha depositato, oltre alla istanza iniziale, altri tre scritti difensivi per contrastare il parere negativo della Procura Generale, che aveva invocato sia la inammissibilità che il rigetto della richiesta. Il passaggio chiave delle motivazioni dei giudici, col quale mettono in relazione le due diverse condotte, è questo: “Lo stesso modo di intendere la politica da parte del condannato, vale a dire come una occasione di malaffare, corruzioni, rafforzamento di legami di potere e criminali anche mediante il soddisfacimento diffuso di richieste di raccomandazioni di varia natura”.










