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Il nuovo aumento dell'età pensionabile, deciso dal governo Meloni applicando i meccanismo della riforma Fornero, scatterà nel 2027: un mese in più di tempo per lasciare il lavoro. Poi altri due mesi si aggiungeranno nel 2028. Un ulteriore salto di due mesi si prospetta dal 2029, stando alle previsioni dell'Istat e della Ragioneria generale dello Stato. La decisione sarà in mano al prossimo governo, che dovrà approvare o meno l'incremento entro la fine del 2027. Nel complesso, quindi, si parla di cinque mesi di aumenti nel giro di tre anni.
A pagare le conseguenze di questo rialzo dell'età pensionabile non è solo chi è già prossimo a lasciare il lavoro, ma anche chi vede il momento della pensione più in lontananza. In particolare, gli incrementi dei requisiti riguardano anche i lavoratori che sono nel cosiddetto regime contributivo ‘puro': quelli che hanno iniziato versare i contributi dal 1996 in avanti. I requisiti per andare in pensione contributiva oggi Per questi lavoratori ‘giovani', che comunque in alcuni casi potrebbero già aver raggiunto i 30 anni di contributi, la riforma Fornero ha previsto due tipi di pensione come per gli altri lavoratori più anziani: una anticipata e una di vecchiaia. I requisiti, però, cambiano.






