di
Alberto Brambilla e Michela Camilleri
Dal 2027 al 2029 di tanto si allungheranno i requisiti anagrafici e contributivi. Aziende e lavoratori costretti a rivedere i piani di anticipazione
L’aumento dal 2027 dei requisiti di età e anzianità contributiva per andare in pensione, dovuti all’incremento dell’aspettativa di vita rilevato dall’Istat, posticipano la data per lasciare il lavoro e pongono una serie di limitazioni anche agli schemi di anticipo pensionistico molto utilizzati dalle aziende (isopensione, contratti di espansione e assegni straordinari dei fondi di solidarietà, fondi esubero).
Le modifiche nella legge di BilancioIl problema era già emerso in seguito dell’approvazione della legge di Bilancio per il 2026 n. 199 che prevedeva un innalzamento dei requisiti di 1 mese a decorrere dal gennaio 2027 e 2 mesi dal 2028 e si è accentuato in occasione della pubblicazione della circolare Inps n. 28 del 16 marzo che recepiva le disposizioni della Legge di Bilancio quando molte sedi provinciali e regionali avevano respinto le domande di accesso alle anticipazioni perché la durata eccedeva i 7 anni per l’isopensione e i 5 anni per i fondi esubero, tanto che secondo le stime erano già oltre 5 mila i lavoratori che al 31 dicembre 2025 avevano accettato di essere posti nei fondi di anticipo e che di fatto si trovavano «esodati» cioè senza lavoro e senza pensione o assegno di sostegno.






