Redazione
16 maggio 2026 14:27
Ore passate in coda, rallentamenti per lavori e tratte autostradali trasformate in percorsi a ostacoli potrebbero presto tradursi in un rimborso economico. Dal primo giugno entra infatti in vigore il nuovo sistema che riconosce agli automobilisti un ristoro in caso di blocchi della circolazione o ritardi causati dai cantieri sulla rete autostradale.La novità dà attuazione a una delibera approvata nel 2025 dall’Autorità di regolazione dei trasporti (Art) e introduce, almeno nelle intenzioni, il principio secondo cui chi paga un pedaggio ha diritto a essere compensato quando il servizio offerto non rispetta standard minimi di efficienza.I rimborsi per i ritardi provocati dai cantieri varieranno in base alla lunghezza del percorso. Per le tratte inferiori a 30 chilometri il diritto al rimborso potrà scattare indipendentemente dal tempo perso. Sui percorsi compresi tra 30 e 50 chilometri servirà invece un ritardo superiore ai 10 minuti, mentre per tragitti oltre i 50 chilometri il disagio dovrà superare almeno i 15 minuti. L’importo riconosciuto non sarà uguale per tutti, ma verrà calcolato secondo coefficienti stabiliti dall’Autorità.Chi ne ha diritto (e chi no) In questa prima fase il sistema riguarderà però soltanto i percorsi interamente gestiti dallo stesso concessionario. Per ottenere rimborsi su tratte attraversate da più società autostradali bisognerà attendere fino al primo dicembre 2026.Il meccanismo interesserà anche i blocchi della circolazione. Chi resterà fermo nel traffico tra una e due ore potrà ottenere un rimborso pari al 50 per cento del pedaggio pagato. La quota salirà al 75 per cento in caso di stop compresi tra due e tre ore, fino ad arrivare al rimborso totale per blocchi superiori alle tre ore.Non tutti i disagi daranno però automaticamente diritto al ristoro. I rimborsi non saranno previsti quando sulla tratta è già applicata una riduzione generalizzata del pedaggio oppure se i lavori derivano da emergenze impreviste, come incidenti, eventi meteorologici estremi o interventi di soccorso. Almeno nella fase iniziale resteranno esclusi anche i cantieri mobili. Inoltre i rimborsi superiori ai 10 centesimi verranno accreditati solo una volta raggiunta una soglia minima complessiva di un euro.Come fare domanda Per richiedere il rimborso, i concessionari dovranno mettere a disposizione diversi canali, tra cui almeno una sezione dedicata sui propri siti internet oltre a numeri telefonici o punti fisici di assistenza. Entro 20 giorni dalla domanda dovranno comunicare l’accoglimento della richiesta con l’importo riconosciuto oppure motivarne il rigetto.La delibera dell’Autorità prevedeva anche la creazione di una piattaforma unica o di una app comune a tutti i gestori autostradali per semplificare l’invio delle domande. Secondo il Codacons, tuttavia, questo strumento non risulterebbe ancora operativo.Le nuove regole interesseranno anche chi utilizza abbonamenti autostradali. Se i lavori ridurranno in modo significativo la fruibilità del percorso abituale, gli utenti potranno recedere dal contratto e ottenere la restituzione della quota di abbonamento non utilizzata.Perché si rischiano tariffe più alte L’aspetto più controverso della riforma, secondo il Codacons, riguarda però il modo in cui i concessionari potranno recuperare i costi sostenuti per i rimborsi. Le norme consentono infatti alle società autostradali di compensare almeno una parte delle somme restituite agli automobilisti attraverso aumenti tariffari. Per i rimborsi legati ai cantieri il recupero potrà arrivare fino al 100 per cento delle spese sostenute fino al 2027, per poi diminuire progressivamente negli anni successivi. Anche per i blocchi della circolazione il recupero tramite pedaggi sarà possibile se il concessionario dimostrerà la presenza di cause di forza maggiore e il rispetto degli obblighi informativi verso gli utenti.Il rischio denunciato dall’associazione dei consumatori è che il nuovo diritto ai rimborsi si trasformi in un meccanismo circolare: i soldi restituiti oggi agli automobilisti potrebbero essere compensati domani attraverso pedaggi più alti, finendo quindi per gravare ancora una volta sugli stessi utenti.










