Violenze sessuali ripetute per anni, riduzione in schiavitù, produzione e detenzione di materiale pedopornografico. Queste le imputazioni contro Giacinto Sostero, cinquantenne, accusato di aver abusato per anni la figlia della donna con cui l’uomo ha avuto una lunga convivenza. Violenze iniziate nel 2002, quando la ragazza, oggi ventisettenne, aveva appena 4 anni. Il processo, di fronte alla Corte d’Assise, è arrivato alle battute conclusive. Il pm Manuela Pedrotta, della Dda di Torino, ha chiesto nell’udienza di oggi, 15 maggio, una condanna a 20 anni di reclusione. «Siamo arrivati alla fine di un processo faticoso ma coinvolgente sul piano emotivo, perché ci siamo trovati ad esaminare fatti gravissimi per molti aspetti. Ancora in aula, l’imputato ha mantenuto un atteggiamento di disprezzo verso le persone offese». La requisitoria In una lunga requisitoria, suddivisa lungo le tappe della vita tormentata della ragazza, il pubblico ministero ha riperso l’intera vicenda: l’affidamento in tenera età, il ritorno con la madre, l’arrivo nella loro famiglia fragile di Giacinto Sostero, dipinto come predatore sessuale, manipolatore, bugiardo. I giudici togati, presidente Alberto Giannone, Roberta Dematteis a latere, e i giudici popolari hanno risentito i passaggi salienti della testimonianza «lucida e sofferta» della ragazza, sentita mesi fa in aula. Un racconto partito dalle prime molestie subite quando era piccolissima, poi l’escalation degli abusi, la gabbia esistenziale in cui era costretta a vivere, senza amici, senza contatti, senza distrazioni. E ancora il racconto del difficile rapporto con la madre, impaurita dal compagno e costretta a tacere. Le minacce di morte, un allevamento di piccioni in casa, follie quotidiane, il ricatto del cibo. «Sostero era un topo che ti gratta il cervello». Così uno dei testimoni ha descritto l’imputato, dando corpo alla testimonianza della ragazza. La difesa dell’imputato L’imputato, seduto accanto al suo avvocato Marco Borio, ha ascoltato le parole del pm scuotendo la testa. Il suo legale ha posto l’accetto su alcune incongruenze: «Possibile che la ragazza e la madre siano rimaste intrappolate in questa schiavitù emotiva per tanto tempo? Molti episodi lasciano margine ai dubbi». La corte deciderà il 3 luglio.
Schiava sessuale del patrigno, la procura chiede 20 anni di reclusione
Sotto accusa Giacinto Sostero, imputato di riduzione in schiavitù e di ripetuti abusi nei confronti della figlia, ora ventisettenne, della sua ex compagna. La …






