Da rivalità a stabilità strategica. Sarebbe questa la chiave per comprendere l'incontro tra Donald Trump e Xi Jinping di mercoledì e giovedì a Pechino. Ma le parole spesso sono difficili da tradurre in realtà e, per ora, nonostante i grandi proclami soprattutto da parte della Casa Bianca, la situazione tra Cina e Stati Uniti sembra ancora in una fase di stallo: una tregua che lascia ferme le tariffe nelle posizioni in cui erano state discusse nel corso del vertice di Busan, in Corea del Sud, nell'ottobre 2025. Questo nonostante Pechino abbia confermato che sta lavorando con gli Stati Uniti alla riduzione dei dazi.
Entrambi i Paesi vogliono arrivare a una convivenza pacifica e per farlo Xi ha fatto capire a Trump che Taiwan è la linea rossa che non va superata. Anzi, Washington dovrebbe addirittura fare un passo indietro rispetto a decenni di relazioni diplomatiche e forniture d'armi all'isola che produce i microchip per tutto il mondo. E ieri Trump ha mandato i primi segnali. Nonostante dall'Air Force One abbia detto di «non aver preso impegni» in nessuna direzione, ieri, da Washington ha fatto sapere a Taipei di evitare di fare pressioni per l'indipendenza formale da Pechino. Proprio sulla questione delle armi, il presidente americano ha sostenuto di averne discusso con Xi e che «presto arriverà una decisione». Il presidente cinese vuole che gli Stati Uniti cambino la loro posizione soprattutto nella loro definizione dell'indipendenza taiwanese: in questo momento Washington afferma di non sostenerla. Pechino vorrebbe che la cambiasse in modo esplicito, dicendo di opporsi. In questo momento Trump ha solo riconosciuto che «non serve una nuova guerra». Anche se poi ha continuato: «Potremmo intervenire di nuovo contro gli iraniani per fare pulizia» visto che «la pazienza sta per finire».Ma come tutti gli analisti avevano previsto, questa visita si è conclusa con tante promesse e pochi accordi reali: c'è l'impegno cinese a comprare 200 aerei Boeing (meno dei 500 previsti prima della visita) e ancora acquisti di soia, energia, macchinari medici e poi i microchip di Nvidia ad alcune aziende cinesi tra cui Alibaba, ma nulla di più. Xi ha detto di voler aprire in futuro il mercato alle aziende americane, ma non è la prima volta che lo sostiene e per ora i gruppi americani continuano ad avere solo piccoli spiragli nel secondo mercato più importante al mondo. Collegato all'Iran e alla necessità di riaprire lo Stretto di Hormuz senza che l'Iran chieda pedaggi alle navi, Trump ha detto di voler valutare la possibilità di togliere le sanzioni alle aziende cinesi che comprano petrolio dall'Iran: Pechino oltre ad avere accordi sull'energia con Teheran è anche un partner commerciale fondamentale per il regime e ha continuato a vendere armi agli Ayatollah.Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha detto che l'Iran è pronto ad accettare una mediazione cinese per ridurre le tensioni nella regione, il giorno dopo il vertice di Pechino. La Cina potrebbe quindi intervenire anche nei rapporti tra Washington e Teheran, dove Trump ha già valutato la possibilità di alleggerire le sanzioni alle aziende cinesi che comprano petrolio iraniano, in modo da spingere la Cina a un intervento. Sulla mediazione Trump però ha detto di «non aver bisogno di favori dalla Cina e di non volere favori, perché poi devi rifarli». C'è poi la mediazione del Pakistan, che pur non avendo portato a una pace stabile, Araghchi ha detto che il processo non è fallito, ma che sta incontrando difficoltà. Intanto in Libano, l'altro teatro del conflitto, la tregua tra Beirut e Israele è stata prorogata per 45 giorni, e i nuovi negoziati si terranno il 2-3 giugno. Israele inoltre avrebbe ucciso in un raid il capo di Hamas a Gaza. E se fino a ieri Vladimir Putin era stato descritto come il grande perdente di questo processo di avvicinamento tra Cina e Stati Uniti, nelle ultime ore c'è stato un cambiamento importante. Il presidente russo infatti visiterà Pechino il 20 maggio secondo quanto scrive il South China Morning Post, pochi giorni dopo Trump, mostrando sia che il rapporto tra Russia e Cina resiste, sia che Xi vuole diventare un nuovo punto di riferimento geopolitico. Sarà una tappa breve, senza cerimonie, che conferma quanto Xi tenga aperti tutti i canali.Ora Trump, dopo essere rientrato ieri a Washington, dovrà affrontare i problemi interni: il costo della benzina che continua a salire, l'inflazione che è ai massimi degli ultimi tre anni e in generale un gradimento ai minimi: alcune minoranze che lo avevano sostenuto nel 2024 (i maschi ispanici e afroamericani) che stanno allontanandosi soprattutto per le questioni economiche. Il presidente adesso aspetta che Xi confermi la sua visita negli Stati Uniti, prevista per la fine di settembre, e dovrebbe continuare con la nuova politica della conciliazione nei confronti della Cina. Visto che lo scontro diretto, i dazi e le minacce non hanno portato i risultati che il presidente americano si aspettava.












