Con la fine dei Pnrr, la Ue è di fronte a una scelta: dotarsi di una capacità fiscale permanente o tornare a strumenti solo nazionali. Un fondo anticiclico automatico, nel rispetto dei Trattati, può contribuire a riequilibrare occupazione e stabilità.
Podcast generato con l’intelligenza artificiale sui contenuti di questo articolo, supervisionato e controllato dal desk de lavoce.info.
La scelta da compiere
Con la progressiva conclusione del Pnrr, l’Unione europea si trova di fronte a una scelta: dotarsi di una capacità fiscale permanente o tornare a un assetto in cui la stabilizzazione macroeconomica resta affidata esclusivamente ai bilanci nazionali. È una decisione che riguarda l’architettura stessa dell’area euro.
Tale architettura presenta una asimmetria nota: la stabilità dei prezzi è definita come obiettivo primario della politica monetaria dai Trattati europei (art. 3 del Tue e art. 127 del Tfue), mentre l’occupazione compare tra gli obiettivi dell’Unione in forma più ampia e non vincolante (art. 3 del Tue). Lo stesso articolo 3 del Tue individua nell’economia sociale di mercato un principio fondativo dell’Unione. In un contesto caratterizzato da una politica monetaria con un unico obiettivo e da politiche fiscali frammentate, il principio rischia di rimanere meramente programmatico.








