Soprannominato lo “Scanna Cristiani”, Giovanni Brusca è stato uno dei boss più letali della mafia siciliana. A suo carico, oltre alla strage di Capaci in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie e la scorta, almeno altri 150 omicidi, coinvolto anche nella strage di via d’Amelio in cui morì il giudice Paolo Borsellino e nel rapimento e del piccolo Ivano Di Matteo sciolto nell’acido. Da collaboratore di giustizia ha permesso di fare luce sulla trattativa Stato-mafia e sui rapporti tra Cosa Nostra e politica. Brusca oggi è libero, vivrà lontano dalla Sicilia nel programma di protezione testimoni dopo quattro anni di libertà vigilata. Numerose e sentite le reazioni da parte dei familiari delle vittime ma anche di esponenti politici. Ma perché genera ancora tanto dibattito l’applicazione della legge sui collaboratori di giustizia. The Post Internazionale ne ha parlato con Nicola Gratteri, magistrato e saggista italiano, noto per il suo impegno nella lotta alla ‘ndrangheta e alla criminalità organizzata. Ha ricoperto ruoli di grande rilievo, tra cui quello di Procuratore della Repubblica a Catanzaro e presso il Tribunale di Napoli. Vive sotto scorta dal 1989, a causa delle minacce ricevute per il suo lavoro.
Nicola Gratteri a TPI: "Brusca non si è pentito, è libero per legge"
The Post Internazionale ha parlato con Nicola Gratteri, magistrato noto per il suo impegno nella lotta alla ‘ndrangheta e alla criminalità







