Il governo Starmer annuncia una nuova legge per colpire organizzazioni e reti che agiscono per conto di potenze straniere. Al centro del dossier, attività di spionaggio, intimidazione e interferenza, l’aumento delle minacce iraniane e il salto di qualità dell’allarme interno britannico

Il Regno Unito vuole dotarsi di un nuovo strumento legislativo per colpire non soltanto le attività dirette di Stati ostili, ma anche le reti, i gruppi e le organizzazioni che operano per loro conto sul territorio britannico. È uno dei passaggi più rilevanti contenuti nel King’s Speech, il discorso con cui il governo ha presentato l’agenda legislativa della nuova sessione parlamentare. Tra i provvedimenti annunciati compare infatti il Tackling State Threats Bill, una legge pensata per affrontare “la crescente minaccia rappresentata da entità statali straniere e dai loro proxy”.

La cornice è quella di un deterioramento del quadro di sicurezza interno, nel quale terrorismo, ostilità statale e intimidazione transnazionale tendono sempre più spesso a sovrapporsi. Come ha scritto Reuters, la nuova normativa consentirebbe alle autorità britanniche di vietare organizzazioni sostenute da governi stranieri quando siano ritenute coinvolte in attività di spionaggio, sabotaggio o interferenza. L’idea, in sostanza, è introdurre poteri “simili alla proscrizione” già previsti per i gruppi terroristici, adattandoli però al terreno delle minacce di Stato.