Il Tackling State Threats Bill annunciato nel King’s Speech segna un ulteriore passaggio nell’evoluzione del diritto di sicurezza nazionale britannico, sempre più orientato a trattare le minacce statali con strumenti mutuati dal quadro antiterrorismo. La proposta del governo britannico, presentata ieri nel tradizionale discorso della Corona, si inserisce in una traiettoria già avviata con il National Security Act 2023, ma ne amplia in modo significativo la portata, introducendo un nuovo potere di proscrizione delle organizzazioni legate a Stati esteri.
Il King’s Speech è l’atto formale con cui il monarca, su indicazione del governo, apre la sessione parlamentare illustrando il programma legislativo dell’esecutivo. Pur mantenendo una cornice cerimoniale, rappresenta di fatto il momento in cui Downing Street esplicita le priorità politiche dell’anno parlamentare. In questo caso, la sicurezza nazionale è stata collocata al centro dell’agenda, con particolare enfasi sulle minacce provenienti da attori statali e dalle loro reti indirette.
Il cuore del disegno di legge è la possibilità per il segretario dell’Interno di designare e vietare organizzazioni considerate parte dell’apparato di uno Stato straniero o suoi proxy, quando coinvolte in attività ostili come spionaggio, sabotaggio o interferenza politica. Il modello è esplicitamente ispirato al Terrorism Act 2000, che consente la proscrizione di gruppi terroristici e criminalizza appartenenza e sostegno. L’estensione di questo schema al dominio delle state entities rappresenta un cambio qualitativo: non più solo repressione di atti individuali, ma targeting di intere infrastrutture operative.






