La nuova indagine del Copasir sugli investimenti cinesi è un punto a favore di un Paese, e anche di un continente, che ha fatto fin qui dell’apertura ai capitali cinesi la propria vulnerabilità. Il problema, infatti, con non è chiudersi al mondo, ma evitare che il mercato diventi il varco attraverso cui altri attori acquisiscono potere sulle nostre infrastrutture, sulle nostre industrie e, in ultima analisi, sulla nostra sovranità. Il golden power su Pirelli? Utile e provvidenziale, ma nella lunga distanza non basta. Intervista ad Antonio Teti, professore all’Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara

La notizia, rivelata da questo giornale, circa l’imminente avvio da parte del Copasir di una nuova indagine per fare nuova luce sugli investimenti cinesi in Italia, vista la loro natura non sempre amichevole, ha riportato definitivamente a galla un dibattito che negli ultimi mesi andava via via riprendendo vigore. Stringendo, se è vero che l’Italia e l’Europa debbono ancora una volta guardarsi le spalle dal Dragone, quale il modo migliore per farlo? E, soprattutto, non è che nel frattempo il pericolo cinese ha allargato i suoi orizzonti, andando ben oltre la minaccia ai settori tradizionali? Formiche.net ne ha parlato con Antonio Teti, professore di Fondamenti di Cybersecurity presso l’Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara.