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La Commissione europea ha dato ragione alla normativa italiana che, in nome del pluralismo e della libertà di accesso all'informazione, punta a limitare l'accentramento dell'ascolto radiofonico
Le autoradio non scompariranno dai cruscotti. La Commissione europea ha infatti riconosciuto come valido l'obbligo che il governo Meloni vuole imporre ai costruttori di autoveicoli: i nuovi modelli dovranno avere ricevitori Fm e Dab+. Un requisito fondamentale per preservare i sistemi radiofonici tradizionali e tutelarli dall'avvento di pannelli sempre più digitali e "chiusi": integrati con smartphone e servizi Ip e vincolati ad app e connessione internet.
L'1 ottobre 2025 l'Italia aveva notificato alla Ue una proposta di modifica dell'articolo 98-vicies sexies del Codice delle comunicazioni elettroniche. Secondo Roma, se sui nuovi veicoli delle categorie delle categorie M e N (trasporto persone e trasporto merci) vengono installati apparati abilitati alla connessione internet o alla riproduzione di contenuti sonori, questi devono avere anche la tecnologia adatta a ricevere Fm e Dab+.
Alla richiesta di ulteriori spiegazioni da parte di Bruxelles, Roma aveva replicato spiegando che l'obbligo era una garanzia di pluralismo e libertà di accesso all'informazione. Infatti, si sarebbe andati verso una "privatizzazione" dell'ascolto radiofonico attraverso strutture proprietarie. In più, vincolando tutto a internet. Si aggiungeva quindi un tema di sicurezza qualora un blackout o qualsiasi malfunzionamento rendessero indisponibile la rete mobile. In Italia sono circa 35 milioni le persone che ascoltano la radio ogni giorno, di cui 26 milioni in automobile.







