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RSI Info 30.01.2026, 15:29

Era il 30 gennaio quando la donna, poco dopo mezzogiorno, entrò in un negozio di telefonia mobile in viale Stazione, a Bellinzona. Voleva cambiare scheda e numero, ma non aveva il denaro necessario. Al “no” del commesso perse il controllo, minacciandolo con un coltello da cucina. Prima di venire immobilizzata dalla polizia – avvisata da un collega – la 37enne svizzera di origine turca gridò più volte la frase “Allah Akbar” (Dio è il più grande). Di qui il suo arresto e l’avvio delle indagini, assunte dal ministero pubblico della Confederazione.

L’inchiesta è giunta ormai in dirittura d’arrivo. La procuratrice Valentina Lavagno ha ricevuto infatti la perizia psichiatrica ordinata nei confronti dell’imputata. La conclusione è chiara: al momento dei fatti era totalmente incapace di valutare il carattere illecito dei propri atti, così come di agire di conseguenza. Il disturbo psichiatrico di cui soffre la portò ad avere, quel giorno, uno scompenso acuto tale da influenzare in maniera determinante il suo comportamento.