Di: Lorenzo Lamperti, da TaipeiChuan Jianguo, 川建国. Trump, il costruttore della Cina. È il soprannome affibbiato al presidente degli Stati Uniti, diventato virale sui social media cinesi. Un indizio su come a Pechino si legga e racconti la sua visita. La potenza asiatica è convinta che il summit con Xi Jinping abbia testimoniato un nuovo equilibrio nei rapporti tra Cina e America. Non è più il 2017, gli Stati Uniti non sono più l’egemone unico. Grazie alla diversificazione dei partner, e alla dimostrazione di forza nello scontro commerciale dell’anno scorso, Pechino ha ridotto la sua esposizione a Washington e ha accorciato le distanze. Un’impresa che, nella visione cinese, sarebbe favorita dallo stesso Trump. L’instabilità globale causata dai dazi e con la guerra in Medio Oriente sta favorendo la narrazione di una Cina che si presenta “potenza responsabile” e portatrice di stabilità. D’altronde, è il presidente degli Stati Uniti ad aver parlato anche in questi giorni di “G2” per descrivere il rapporto tra i due Paesi.”Stabilità strategica costruttiva”Per la Cina, la rilevanza del vertice è soprattutto questa. Pechino ha preparato con cura l’occasione, dimostrandosi assai più pronta a gestire la seconda amministrazione Trump, rispetto alla prima. L’apparato retorico di Xi ha ruotato interamente attorno a questo inedito equilibrio. Lo ha fatto quando il presidente cinese ha coniato una nuova formula per definire le relazioni bilaterali: “stabilità strategica costruttiva”. Lo ha fatto quando Xi ha paragonato il “Make America Great Again” trumpiano al “grande rinnovamento della nazione cinese”, storico obiettivo del Partito comunista che include l’auspicio di una “riunificazione” con Taiwan e che è stato enunciato per primo dall’ex presidente Jiang Zemin. Collegare i due concetti può superficialmente apparire un’adulazione di Trump, ma in realtà il messaggio è più sottile e richiama l’America ad accettare l’ascesa della Cina. Il concetto è stato reso ancora più evidente quando Xi ha menzionato la “trappola di Tucidide”, resa popolare dal politologo Graham Allison, non a caso un habitué a Pechino e dintorni. La formula piace a Xi, perché di fatto ribadisce che la potenza (ex) egemone dovrebbe accettare una coabitazione con la potenza emergente, al fine di evitare un potenziale conflitto.